Sochi, lo spot pro-gay dalla Norvegia

Sochi, lo spot pro-gay dalla Norvegia (video)

11 Febbraio 2014 - di lbriotti

OSLO – La lotta all’omofobia fa parlare ai media di tutto il mondo dei Giochi olimpici invernali di Sochi. Ed ora anche la Norvegia si solleva contro le leggi russe sulla “propaganda omosessuale”:  XXL, sponsor che supporta il team norvegese in gara a Sochi, a sostegno dei diritti della comunità gay.

Lo spot:

NIGHT E FRAG QUEEN, SOCHI SI SCOPRE GAY FRIENDLY

Nelle Olimpiadi dell’omofoba Russia putiniana, oltre agli spot di denuncia, si scopre che la città è gay-friendly. Almeno tra le mura underground e ben protette del Cabaret Mayak (in russo “faro”), uno dei due locali per omosessuali della cittadina, divenuto punto di ritrovo di molti occidentali presenti ai Giochi. Aperto ogni sera, 7 giorni su 7, fa pubblicità sul proprio sito anche in inglese. Tra musica, lustrini, parrucche e show di drag queen all’insegna dell’ironia: in uno dei numeri più di successo, la star Zaza Napoli si esibisce sullo sfondo della bandiera russa vantando la medaglia d’oro in sesso, un altro vede l’irruzione in scena di un poliziotto tra brividi di terrore in platea, per poi lanciarsi in uno spogliarello alla Full Monthy.

Tutto accade in una città dove ”non ci sono gay”, secondo la gaffe in cui è caduto il sindaco di Sochi, Anatoli Pakhomov, in una intervista con la Bbc. A smentire il primo cittadino era arrivato un blogger locale, in un insolito coming out: “Gentile sindaco. Mi affretto a rallegrarla: a Sochi ci sono un sacco di gay! La informo che io sono uno di loro”, gli aveva scritto in una lettera aperta inviata ai media. La risposta del blogger era stata preceduta da una presa di posizione di Boris Nemtsov, uno dei leader dell’opposizione russa che aveva bollato come “ridicolo” il sindaco e con ironia si era chiesto: “come fanno a sopravvivere (i vari locali per gay della citta’)? Perche’ non vanno in bancarotta?”. Infatti il Mayak ha successo.

E non solo quando è preso d’assalto in questi giorni dai giornalisti occidentali, sull’onda delle polemiche legate alla legge che vieta la propaganda sessuale tra minori. Insoliti riflettori che hanno creato anche problemi agli avventori, preoccupati per la loro privacy, dice all’Ansa Andrey Tanichev, il proprietario che lo aprì nel 2005: “Non ci aspettavamo una tale invasione. I media stranieri non conoscono bene la vita in Russia, non sanno come vivono i gay qui, che ci sono gay-club, spiagge, organizzazioni”.

A Sochi, oltre al Mayak che può ospitare 400 persone (uno dei più grandi club gay in Russia), esistono anche 2 o 3 spiagge gay: una si chiama Sputnik, come il primo satellite sovietico. Una città relativamente tollerante rispetto al resto del paese, assicura Tanichev, complice il clima vacanziero: i clienti vengono da tutto il Caucaso. La legge contro la “propaganda gay” ha peggiorato la loro situazione? “Non direttamente, perché riguarda i minorenni e il nostro è un club vietato agli under 21. Piuttosto, il problema è che propone un’associazione automatica, citando i bambini, tra omosessualità e pedofilia”.

Dopo l’approvazione, le violenze omofobiche contro le minoranze sessuali sono aumentate drammaticamente, specie sui giovani di provincia. Non tutti i gay russi però concordano col boicottaggio. Molti pensano che le proteste internazionali, puntando i riflettori, li danneggino. ”Dovete pensare che in Russia non esiste una vera comunità gay”, spiega Tanichev. ”E’ una società molto chiusa, le persone dichiaratamente gay sono mosche bianche”, assicura. A suo avviso, oggi la cosa più importante ”non sono i gay-pride, ma aprire la società: che i gay siano accettati sul lavoro, a scuola, e contrastare l’aggressione verso di loro”. Aprire un gay club a Sochi, comunque, ”è un ottimo business: c’è gran richiesta”.

 

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