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Valeria Steele, la vera “rivoluzionaria” della moda

Di geni nel mondo della moda, si sa, non ce ne sono molti. Pochi ma buoni, è bene dire. Da Coco Chanel a Gianni Versace, per ricordare chi ci ha lasciato, o Karl Lagerfeld e John Galliano per omaggiare chi ancora (per fortuna) possiamo apprezzare in ogni stagione.

Poi ci sono quei geni che non godono di tutta la fama mediatica che forse meriterebbero, coloro famosi, si, nel campo nella moda, ma meno conosciuti per chi di “moda non mastica”.

Tra questi spicca indubbiamente Valerie Steele: studiosa di Storia della Moda, direttrice del Museum at the Fashion Institute of Technology di New York, si può dire che abbia ribaltato il concetto di moda, riconoscendogli complessità e importanza socio-culturale

Si legge sul sito di Vogue: “Riconosciuta a livello internazionale come una delle maggiori esperte di Storia della Moda, Valerie Steele rivoluziona l’approccio nei confronti della moda attraverso le mostre allestite presso il MFIT (Museum at the Fashion Institute of Technology) di New York, di cui è direttrice. Nel giro di un decennio propone percorsi tematici originali e complessi, come Gothic: Dark Glamour, forse l’allestimento più noto, in cui si fondono la moda funerea di epoca vittoriana, la letteratura e il cinema horror, le creazioni di Alexander McQueen, John Galliano e Riccardo Tisci. Un viaggio visivo spaventoso ed affascinante.

Per lei fare shopping equivale a lavorare, ma è anche una passione. La sua unica regola: comprare durante saldi. Una delle sue designer preferite è Isabel Toledo, ex-studentessa del FIT. Nel 2009 Steel cura la mostra Isabel Toledo: Fashion from the Inside Out, da cui è tratto anche un volume fotografico.

Nel 1978 si iscrive all’università di Yale, dove frequenta un corso di laurea in Storia Culturale e Intellettuale d’Europa. Nonostante in ambito accademico la moda sia considerata “frivola, sessista, borghese, materialista, da disprezzare”, è proprio qui che capisce quale sarà la sua strada.

“Un compagno di corso fece una presentazione sul corsetto vittoriano. E io mi resi conto che la moda fa parte della cultura. La maggior parte dei miei professori pensava che la mia fosse un’idea veramente stupida”. La sua tesi di laurea diventa il primo dei suoi libri, Fashion and Eroticism, pubblicato nel 1985.

Negli ultimi dieci anni cura oltre 20 mostre, tra cui The Corset: Fashionising the Body nel 2000. L’allestimento di London Fashion (2002/2003) le vale il Richard Martin Award, conferito dalla Costume Society of America per la migliore mostra di costume.

Insomma, una vera e propria rivoluzione del concetto di “moda” di cui ne ha ridefinito le basi, contribuendo a riconoscerla come espressione artistica influenzata dalla società, dalla cultura e dalla psicologia.

Fonte: Vogue.it

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