La cura del dolore? Per 1 italiano su 2 vince il “fai da te”

La cura del dolore? Per 1 italiano su 2 vince il "fai da te"

ROMA – Se il mal di testa non ti lascia in pace o la schiena si blocca, solo il 50% degli italiani ricorre al medico per curarsi. Questo significa che nella cura del dolore 1 italiano su 2 preferisce il “fai da te”, mentre il 20% chiede consiglio al proprio farmacista. Questi i risultati dell’indagine condotta da Doxa per il Centro Studi Mundipharma.

L’indagine è stata condotta su un campione di 500 pazienti tra i 25 e i 64 anni che hanno utilizzato medicinali antidolorifici negli ultimi 6 mesi, 100 medici di famiglia e 100 farmacisti di tutta Italia. Secondo l’indagine, nei confronti dei farmaci oppiacei cresce la fiducia degli addetti ai lavori e l’interesse dei pazienti eppure, ogni 10 analgesici prescritti, 1 solo e’ oppioide mentre 7 sono antinfiammatori non steroidei (Fans), anche per dolori cronici e terapie protratte nel tempo.

Massimo Sumberesi, Managing Director di Doxa Marketing Advice, ha spiegato:

“Abbiamo riscontrato un’attitudine positiva verso gli antidolorifici oppioidi e una diffusa consapevolezza della loro efficacia, dichiarata da tutti i target coinvolti nell’indagine. La maggioranza di medici, farmacisti e pazienti è d’accordo su un loro utilizzo più diffuso. Tale propensione tuttavia, non si traduce poi in una reale prescrizione o assunzione di questi farmaci. In sostanza, nel passare dalle parole ai fatti, ci si perde nel labirinto della disinformazione, di preconcetti e timori ingiustificati”.

Entrando nel dettaglio della ricerca, il 30% dei pazienti visitati dai medici di famiglia nell’ultimo mese lamenta dolore, nel 66% dei casi si tratta di una forma cronica. Circa 8 clinici su 10 effettuano personalmente la diagnosi e la prescrizione della terapia ma il fenomeno della cura “fai da te”, confermato anche i farmacisti, il 73% dei malati non si rivolge ad alcun medico. . (Segue)

Gli analgesici più usati sono i Fans: li assume il 95% dei pazienti, li prescrive il generalista al 72% dei suoi assistiti, anche in caso di dolore cronico (1 volta su 2). Per limitare gli effetti collaterali degli antinfiammatori, riferiti dal 20% dei pazienti, si ricorre poi molto spesso ai gastroprotettori, con un evidente aggravio di costi per il Sistema sanitario nazionale.

Gli oppioidi, al contrario, compaiono solo nell’11% delle ricette firmate dal medico di famiglia: all’origine vi sono probabili deficit conoscitivi e una scarsa confidenza con queste opzioni terapeutiche, come dimostra il fatto che il 22% dei generalisti intervistati ammetta di non conoscere o non ricordare alcun marchio di farmaco oppiaceo presente sul mercato.

Pesano però  anche le resistenze dei pazienti: un ostruzionismo che il curante, forse per mancanza di solide basi, non se la sente di affrontare. Il timore che gli analgesici oppioidi possano indurre dipendenza spaventa il 65% dei malati, il 61% li considera per malattie gravi e il 53% crede che la legge ne consenta l’uso solo in casi particolari.

Massimo Allegri, Dirigente Medico Terapia del Dolore, Fondazione IRCCS Policlinico S. Matteo e Università di Pavia, ha detto:

“L’indagine Doxa evidenzia un uso improprio di analgesici per la gestione del dolore cronico, nonostante a molti siano noti i gravi effetti collaterali che i Fans possono creare, se impiegati per lungo tempo. Recenti dati di letteratura mostrano che l’uso protratto di antinfiammatori possa causare non solo danni gastrici ma anche problemi cardiovascolari. E’ fondamentale che gli oppioidi vengano considerati un valido strumento per la terapia del dolore cronico moderato-severo. I pazienti a volte pensano possano dare dipendenza. In realtà, le evidenze scientifiche dimostrano che, nei soggetti trattati con oppiacei a scopo antalgico, non sembrano attivarsi le medesime aree cerebrali coinvolte nei meccanismi della dipendenza. Oggi, inoltre, vi sono nuovi farmaci e nuove associazioni farmacologiche, come ossicodone e naloxone”.

Favorevoli a un maggiore impiego di oppiacei, non solo nel dolore oncologico o nelle cure palliative, sono il 64% dei pazienti, il 76% dei farmacisti e il 94% dei medici di famiglia, che in futuro pensano di prescriverne di più (69%).

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