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Inquinamento aumenta il rischio di infarto

Lo smog delle auto, e soprattutto il particolato emesso dai veicoli diesel, è associato ad un aumento del rischio di infarto, insufficienza cardiaca e morte, e questo a causa di una risposta infiammatoria: l’inalazione delle poveri sottili (PM2.5) provoca un’infiammazione localizzata dei polmoni seguita da un’infiammazione più sistemica che colpisce tutto il corpo. E’ quanto emerge da una ricerca presentata all’EuroCMR 2017 della Società europea di cardiologia.

Lo studio, condotto in Gran Bretagna su un campione di oltre 4mila persone con un età media di 62 anni, ha utilizzato la risonanza magnetica cardiaca per valutare il volume sistolico (struttura) e la frazione di eiezione (funzionalità) del ventricolo sinistro.

Gli esperti hanno riscontrato un rapporto lineare tra il livello di PM2.5 e struttura e funzione cardiaca. Nel dettaglio, ogni aumento dell’esposizione pari a 5 microgrammi per metro cubico di polveri sottili è risultato associato a un 4-8% di aumento del volume sistolico e a un calo del 2% della frazione di eiezione.

“Abbiamo riscontrato che più il livello di PM2.5 aumenta, più il cuore diventa grande e peggio funziona”, ha detto il cardiologo Nay Aung della Queen Mary University di Londra. “Entrambe queste misure sono associate ad una maggiore morbilità e mortalità da malattie cardiache”.

Già in precedenza l’Organizzazione mondiale della sanità aveva quantificato in tre milioni il numero di persone che muoiono per cause correlate all’inquinamento outdoor, mentre secondo una stima del 2014 il 92% della popolazione mondiale vive in zone che non soddisfano le linee guida dell’organizzazione.

Ma lo smog, per il quale è stato registrato un nuovo record con la concentrazione di anidride carbonica in atmosfera che ha oltrepassato la soglia di 410 parti per milione (ppm), causa anche altri danni. Due ricerche pubblicate nel 2013 su Lancet hanno correlato l’esposizione agli inquinanti rispettivamente ai tumori del polmone e allo scompenso cardiaco.

Nel primo caso si è visto che un aumento di 10 microgrammi delle polveri sottili è legato a un rischio maggiore del 22% di tumore, mentre nel secondo sono stati registrati aumenti di ricoveri e mortalità legati ai picchi di diversi inquinanti.

A questi effetti si aggiungono quelli sulle malattie respiratorie, a cominciare dall’asma, sulle funzioni respiratorie e sul battito cardiaco, che diventa irregolare. Anche gli attacchi cardiaci aumentano, con un effetto immediato che segue i giorni di picco. Lo smog non ha solo gli effetti deleteri più noti, sui polmoni, o sul sistema cardiovascolare, anche il cervello subisce danni dall’esposizione agli inquinanti, al punto che fino a un caso su dieci di Alzheimer potrebbe essere imputabile a questa causa.

Ad affermarlo, in questo caso è stato invece uno studio pubblicato dalla rivista Lancet, secondo cui l’effetto vale per chi vive a meno di 50 metri dalle strade più trafficate. Il rischio di demenza, scrivono gli esperti di Public Health Ontario, è del 7% maggiore rispetto a chi vive a più di 300 metri da arterie a grande scorrimento.

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