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“Cam Girl” al cinema, sesso sul web raccontato da Mirca Viola

ROMA – Una webcam come lasciapassare per l’indipendenza, quattro ragazze che si spogliano per soldi: ”Cam Girl”, il nuovo film di Mirca Viola, parte da qui, riecheggiando le storie di cronaca che ormai sempre più frequentemente siamo abituati a leggere sui giornali. ”Volevo raccontare il mondo sommerso di tante donne che non trovano lavoro e si vendono sul web”, spiega la regista alla presentazione alla stampa del film (in sala dal 22 maggio), ”la cosa sconcertante è che tutti possono farlo con facilità, anche se in Italia è illegale: basta registrarsi su un sito. E più stai in rete e più guadagni, tanto i soldi arrivano dall’estero”.

Interpretato da Antonia Liskova, con Alessia Piovan, Sveva Alviti, Ilaria Capponi e la partecipazione di Marco Cocci, Maria Grazia Cucinotta ed Enrico Silvestrin, con le canzoni della giovane Silvia Tancredi, ”Cam Girl” esplora la fragilità delle donne, partendo dalla bellezza. Un tema a cui Mirca Viola, da ex Miss Italia, è necessariamente legata: ”Ho sempre vissuto con conflitto il fatto di essere pagata per la mia bellezza”, racconta la regista, ”anche nel film il corpo è protagonista, ma c’è in gioco la dignità di queste ragazze”.

”Il web per molte di loro è un alibi perché crea distanza”, dichiara, ”ma è un mondo senza speranze, che può essere pericoloso”. ”Ma davvero le donne si meritano questo?”, si chiede ancora la regista, che spiega di aver voluto, da madre, lanciare un messaggio ai ragazzi: ”abbiamo davanti una generazione defraudata”, afferma, ”a cui va detto di lottare per far rispettare i propri diritti”. ”Molti di loro vanno all’estero perché costretti, ma è una sconfitta”, ed esorta le istituzioni a ”non lasciare soli i nostri giovani, soprattutto le donne: i numeri di questo fenomeno sono in crescita, ma nessuno se ne occupa davvero”. Il quadro che il film delinea è chiaro, seppur squallido: quando ”neanche i call center assumono più”, il web può rappresentare una via d’uscita. Le giovani protagoniste si vendono per motivi diversi: c’è chi tenta di aiutare la propria famiglia, chi cerca un riscatto sociale, chi vuole il guadagno facile. O ancora, come il personaggio di Antonia Liskova, chi reagisce a un mondo del lavoro inaccessibile. ”Alice combatte per lavorare davvero”, ha spiegato l’attrice, ”ma non sa far valere le proprie qualità nella sua professione”.

”Oggi purtroppo accade a tanti”, ha continuato, ”e quando si distruggono i sogni, che sono un lusso alla portata di tutti, allora vuol dire che la situazione è davvero grave”. Lo spettro della povertà è un ricordo anche personale della Liskova: ”Ho avuto un’infanzia complicata e comprendo una scelta del genere”, ha concluso, ”credo che, se le tante persone disperate che avevo intorno avessero avuto un’opportunità come questa, forse avrebbero accettato: per i figli si può rinunciare anche alla dignità”.

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