L’aborto impossibile: in Italia sette ginecologi su dieci sono obiettori di coscienza

ROMA – In Italia le donne che si trovano a dover affrontare un aborto devono superare anche un’altra difficoltà: trovare un medico che lo pratichi. Sono sempre di più, infatti, i ginecologi obiettori di coscienza. Lo dicono i dati della Relazione 2012 sulla legge 194 che porta la firma del ministro Renato Balduzzi.

In media in Italia praticano l’obiezione di coscienza, cioè impediscono ad una donna di abortire legalmente, 7 medici su 10 (il 69,3%, per l’esattezza). Ma se capita di vivere in una regione del Sud come Molise, Basilicata o Campania l’impresa diventa ancora più ardua. Perché qui i ginecologi obiettori sono l’85%.

Il pericolo è che le donne che non vogliono un figlio e non riescono ad abortire in modo legale e sicuro in un ospedale lo facciano in modi molto più pericolosi.

Nel rapporto è contenuto anche il dato sugli aborti complessivi: 109.538 nel 2011, in calo del 5,6% rispetto agli 115.981 nel 2010.

Come ha sottolineato lo stesso Balduzzi, dal rapporto si nota come nella maggioranza dei casi l’aborto sia “l’ultima scelta, essendo stati tentati prima metodi per evitare gravidanze indesiderate”. Un risultato, ha detto il ministro, frutto della promozione di un ”maggior ricorso a metodi di procreazione consapevole, alternativi all’aborto, anche se bisogna potenziare la rete dei consultori familiari”.

Ma la notizia arriva qualche giorno dopo uno studio, questa volta americano, che sottolinea come la contraccezione gratuita abbatterebbe il numero degli aborti: se i contraccettivi vengono forniti gratuitamente alle donne il tasso di aborti si abbassa in percentuali che variano tra il 62 e il 78%.

Un dato che dovrebbe far riflettere chi si dice contrario all’aborto ma, indirettamente, non fa nulla per favorire la diffusione non solo della contraccezione, ma anche di una corretta informazione sessuale.

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