Perché diamo troppa importanza all'amore?

Perché diamo troppa importanza all’amore?

13 Maggio 2015 - di Daniela Lauria

NAPOLI – Perché diamo troppa importanza all’amore? Ce lo spiega la scrittrice napoletana Valeria Parrella nel suo ultimo libro, in libreria dal 5 maggio. Si intitola, appunto Troppa importanza all’amore (Einaudi, 116 p. 14€) ed è una raccolta di racconti d’amore e non solo. Storie che, spiega la stessa autrice in quarta di copertina, sono ” la misura giusta per i nostri giorni, il tempo tronco, caduco, veloce, rubato”.

L’Amore con la maiuscola, quello che “move il core e l’altre stelle”, per dirla con Dante, non è qui in discussione: sono al contrario queste otto storie umane sul trovarsi, sul perdersi e lasciarsi andare, che gli danno sostanza. E non il contrario: l’Assoluto, l’archetipo divino che regola il mondo e la vita tutta è agito in molti modi, concreti, descritti in modo schietto e sincero che non lascia spazio a sentimentalismi.

C’è una donna che non è mai stata brutta, una suora che non è fatta dall’abito, un’adolescente che scopre l’architettura perfetta costruita dai genitori per tenere in piedi matrimonio, amanti e figli. Una cinquantenne che s’innamora di un cameriere dopo averne colto nello specchio uno sguardo che la fa bella. Ci sono la magia inconsapevole della seduzione e le controllate omissioni del tradimento, lo sguardo di chi muore e l’allegria di chi rinasce.

In ogni storia l’amore è il centro del mondo, soprattutto quando si arriva alla conclusione quasi ascetica che non bisogna dargli molta importanza.

“E non me li far mancare troppo. Ma neppure troppo poco. Tienimi alla giusta distanza da quelli che amo, Dio, cazzo”

Sono amori incompleti e sghembi, spiega l’autrice, che con questo libro è tornata alla forma leggera del racconto che l’aveva consacrata al successo fin dal suo esordio con Mosca più balena:

“Scrivo racconti quando sento che la realtà è troppo sfuggente e varia per essere cristallizzata in una forma lunga. E scrivo racconti perché mi interessano gli esseri umani: donne e uomini solitari che combattono le loro solitarie guerre. Ma soprattutto, io credo che il racconto sappia parlare di amore così come l’amore è: incompleto e sghembo”.

 

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