Da Enrico De Nicola a Sergio Mattarella: amori, vizi e virtù dei 12 Presidenti

Da Enrico De Nicola a Sergio Mattarella: amori, vizi e virtù dei 12 Presidenti

3 Marzo 2015 - di Daniela Lauria

ROMA – Gli amori “nascosti” di Enrico De Nicola. La cintola di Giovanni Gronchi, sotto la quale “reo” confesso diceva di aver perso la fede democristiana. Le corna, presunte o reali, di Giovanni Leone. E così via, fino all’ultimo presidente vedovo Sergio Mattarella. Gossip, curiosità, notiziole di colore, talvolta imbarazzanti, che hanno caratterizzato la vita al Quirinale (non quella istituzionale) dei 12 presidenti della Repubblica, dal 1948 ad oggi. A raccoglierli in un libro sono stati due giornalisti di lungo corso, Ermanno Corsi e Piero Antonio Toma. Si intitola Quirinale amori e passioni, metà pamphlet metà diario di “corte” divertito e ironico sulla vita privata degli inquilini del Colle.

Un breve excursus a quattro mani tra gli uomini che, con le loro debolezze, i tic, le loro ossessioni e passioni più o meno intime, si sono avvicendati sul più alto scranno dello Stato. Poca cronaca ufficiale, molti aspetti privati. Dodici uomini che furono innanzitutto mariti, padri e nonni. Senza tralasciarne le amicizie “affettuose” e gli hobby imbarazzanti. Scandali e scandaletti vari, o presunti tali, che avversari politici e giornalisti a caccia di scoop, hanno rivelato nel corso della storia.

E non sono solo Presidenti: nel libro ce n’è pure per i dieci supplenti ad interim, ovvero i presidenti di turno del Senato che, così come vuole la Costituzione, hanno tenuto in caldo il posto e svolto funzioni per i titolari, assenti o in attesa di elezione. 

Se ancora nulla si può scrivere dell’attuale presidente, se non che si contraddistingue per “grigissima” serietà e che a dispetto delle molte cariche ottenute sembrerebbe uno poco attaccato alla poltrona che non esitò a dimettersi da ministro non potendo soffrire le leggi sulla tv, di tutti i precedenti il libro parla eccome.

Del presidente scapolo Enrico De Nicola, convinto che per ricoprire quella carica fosse meglio non avere moglie, sono raccontati gli amori “nascosti”. Di Luigi Einaudi, già bersagliato dalle vignette del mitico Giovannino Guareschi che lo dipinse “vignaiolo”, fu proverbiale la mania per i testamenti. Poi ci sono le numerose attrici del cinema e annunciatrici televisive regolarmente ricevute al Quirinale per calmare le vivacità di Giovanni Gronchi, democristiano dalla cintola in su (ipse dixit). Ad Antonio Segni,  detto “il Breve” perché colpito da un ictus, si può dire di tutto, conservatore e riformista. In appena due anni di residenza al Colle usò per otto volte il potere di rinvio, quando in tutte le legislature precedenti le leggi rispedite alle Camere erano state appena sette.

Di Giuseppe Saragat, che fu il più bersagliato dalla satira per il suo esibito amore per il Barbera, si vociferò anche (ma senza conferma) di un fuori onda indecente. Le cose non andarono meglio per Giovanni Leone, oggetto frequente di corna presunte e reali. Sandro Pertini, inguaribile impertinente e presidente onnipresente: fu protagonista in tutti i sensi, non mancò a un solo funerale e ai matrimoni, si dice, avrebbe voluto essere la sposa. Poi venne Francesco Cossiga il presidente “picconatore” che si divise equamente fra maldicenze, affettuose amicizie e impietose bastonate da fare invidia ai migliori autogol della storia. Oscar Luigi Scalfaro fu invece predicatore e fustigatore.

Carlo Azeglio Ciampi, con la fissa dell’inno nazionale e della bandiera, che alla fine rifiutò il bis. A differenza di Giorgio Napolitano che con i suoi quasi nove anni è stato il più resistente di tutti. Da attore a comunista che strizzava l’occhio alla socialdemocrazia, a figlio (presunto) di re Umberto II, lo vediamo in copertina baciare la mano di Sofia Loren.

Chiude il volume una corposa appendice sulla storia del Palazzo che ha ospitato i 12 Presidenti e dunque sui precedenti padroni di casa del Quirinale. Dai Papi-Re (dal ‘500 con Gregorio XIII a Pio IX nel settembre 1870) fino all’ultimo Savoia, Umberto II, detto “il Re di maggio”.