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Da Annamaria Tarantola a Barbara Berlusconi: Maria Latella e le donne di potere

ROMA – Sentirsi oggetto di lusinghe indesiderate da parte di un capo o di un collega che non recepisce il messaggio? E’ successo a Fernanda Contri, avvocatessa di grido e poi giudice della Corte Costituzionale. Sentirsi scavalcate da un collega o restarci male per la promozione di un altro? E’ capitato alla presidente Rai Anna Maria Tarantola, quando era ancora una giovane dirigente in Banca d’Italia. Rientrare ogni sera tardi dal lavoro e riuscire a malapena a rimboccare le coperte ai propri figli? E’ il senso di colpa che accomuna tante mamme, anche diverse tra loro come possono essere Barbara Berlusconi e la ministra Marianna Madia.

Sono alcune tra le donne più potenti d’Italia: a raccoglierne confessioni e consigli è Maria Latella, eccellente giornalista, direttrice del settimanale A e anchor di Sky, che nel suo quarto libro Il potere delle donne, ruba segreti e indiscrezioni per il successo dalle protagoniste più famose della scena politica ed economica italiana, per metterle a disposizione delle giovani donne che si affacciano al mondo del lavoro.

Un libro che Latella dedica a sua figlia Alice e a tutte le Millennials, le giovani nate tra gli anni ottanta e i primi anni novanta:

“Non buttatevi giù – scrive la giornalista rivolgendosi a loro – se nei momenti cupi vi sembra di essere nate nel decennio sbagliato […] Voi ragazze avete dei modelli. Delle donne cui ispiravi se vi convincono. Da cui imparare se vi interessa. Da criticare, se vi serve. Noi non ce l’avevamo. E credetemi ci sarebbero state parecchio utili per evitare errori, che con tutto il cuore vorrei aiutarvi a scansare”.

Sono state “ragazze di successo”, come le definisce la stessa autrice nel sottotitolo. Donne assai diverse tra loro ma accomunate dalla determinazione e dalla consapevolezza, fin dalla più giovane età, di essere in grado di arrivare in vetta grazie alla loro capacità, unita ad una buona dose di preparazione. Tra le intervistate troviamo anche Laura Boldrini, terza donna presidente della Camera dopo Nilde Iotti e Irene Pivetti, che racconta di un’infanzia scandita dall’obbligo di doversi sentire sempre all’altezza. Mai deludere le aspettative.

“Per tutta la vita mi sono portata dietro questa attitudine – racconta – Sono la prima di cinque figli e i genitori tendono a dare al primogenito la responsabilità degli altri. Delegavano: ‘Mi raccomando i tuoi fratelli…questo, quello, è rimasto il mio marchio. L’imprinting di una carriera passata a risolvere emergenze, dalla Fao al ruolo di portavoce dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) che ha ricoperto fino al 2012, prima di entrare in politica”.

E poi c’è la già citata Annamaria Tarantola, nata da mamma casalinga e papà impiegato alla Snam. “Non si resiste in Bankitalia – scrive di lei Latella – scalando un gradino dopo l’altro, e non si diventa presidente Rai, se non si ha, diciamo, un forte carattere”. Una donna austera che dopo un confronto in famiglia decide che sarà lei e non il marito, la breadwinner. Scelta azzeccata che la porterà fino ai vertici di Banca d’Italia e poi in Rai. Il suo segreto? Essere sempre un passo avanti, fin dai tempi dell’università: “Leggevo le lezioni prima che il professore le spiegasse”. La leadership arrivò non molti anni dopo. A 35 anni già gestiva in Bankitalia un gruppo di lavoro quasi tutto maschile. Come? “Con grandi cene a casa mia: venivano tutti: più che spaghettate, risottate”.

Imperdibili poi alcuni retroscena. Come quando il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, o la ministra in rispetto del linguaggio di genere caro alla presidente Boldrini, perse il suo zainetto da boy scout durante una gita in montagna e si ritrovò sola nel buio pesto della notte. Dopo alcuni momenti di panico, Pinotti bambina realizzò che l’unico modo per venirne fuori era concentrarsi su una strategia precisa: così scelse una direzione e si inoltrò carponi nella notte, fidandosi del proprio istinto. Soltanto all’alba riuscì a raggiungere un casolare e a trarsi in salvo.

A stimolarla, confessa oggi la prima donna a capo della Difesa nella storia della Repubblica italiana, sono sempre stati i suoi genitori,

“gente semplice: mia madre aveva la quinta elementare, una famiglia di mezzadri che gestiva una trattoria, dove anche io davo una mano quando finivo i compiti. Devo studiare – si riprometteva – Io da grande voglio fare un’altra cosa, non mi piace pulire i tavoli. Ho lavato così tanti fagiolini in quegli anni – ricorda – che oggi non li compro più”.

Maria Latella tesse insieme aneddoti e riflessioni di donne anche incompatibili tra loro. Capita così di leggere sulla stessa pagina, a distanza di qualche capoverso, i nomi di Barbara Berlusconi e Marianna Madia. All’attuale ministra Madia, osserva Latella, sono state spesso imputate amicizie troppo strategiche, “immaginate cosa si sente dire Barbara Berlusconi, scesa in campo con la scritta ‘figlia di papà’ cucita sulla maglia”. Laurea in filosofia, 110 e lode, con una tesi sul concetto di libertà e giustizia nel pensiero di Amartya Sen, di lei Latella indaga soprattutto il rapporto con il papà, così inevitabilmente ingombrante:

“Non credo di essere una leader ma una persona capace di avere una propria visione – confessa la figlia del Cavaliere alla sua intervistatrice – Ero ancora piccola ma i miei genitori si resero subito conto di avere una figlia con una forte immaginazione. E coltivavo ambizioni che li sorprendevano.

Se devo riconoscere a me stessa una qualità, direi che già da bambina non mi mancava la voglia di guardare oltre. Confrontarsi con uno come mio padre è semplicemente impossibile”.

Quanto al suo posto alla guida del Milan

“Cerco di fare tesoro dei consigli di papà, ho un buon confronto, anche se lui è un po’ insofferente quando ho opinioni diverse. Però poi è capace di apprezzarle, di apprezzarmi. Ho un modo di fare impetuoso, mi accaloro e tendo a esprimere il mio punto di vista un po’ aggressivamente. Ma alla fine ci capiamo sempre”.

Tutt’altro genere di rapporto rispetto a quello che la sua dirimpettaia di pagina Marianna Madia ha avuto con i suoi genitori: figlia secchiona di una coppia impegnata degli anni ’70. Mamma e papà non le hanno mai chiesto di portare a casa un bel voto. “Piglia la sufficienza, basta e avanza”, le dicevano. Ma lei in questo è sempre stata disobbediente: è entrata in Parlamento a 28 anni, è diventata ministro a 32.

Segue una carrellata di altre donne Alpha, come si suol dire, più o meno note: l’avvocato più richiesto dai potenti d’Italia Paola Severino, la magistrata Lucia Aielli minacciata dalla camorra, la scienziata Sandra Savaglio, la stilista Frida Giannini, il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, e la numero uno di Poste Italiane Luisa Todini.

A ognuna di loro Latella domanda: Quando ci si accorge di avere qualcosa di diverso dalle altre? Quanto conta fin da piccole la consapevolezza di sé e delle proprie qualità? Per tutte la scoperta si colloca tra le elementari e le medie: andare a scuola con la merenda nella cartella e già sapere dove arriverai.

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