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Amori e disamori di Nathaniel P. Il bravo ragazzo che tutte dovremmo evitare

Amori e disamori di Nathaniel P. Il ragazzo perfetto che tutte dovremmo evitare

NEW YORK – Nathaniel Piven, per gli amici Nate, è il classico ragazzo perfetto che poi si rivela il solito str…! Intelligente, carino, sensibile, politicamente corretto, razionalmente favorevole alla causa femminista. Laureato ad Harvard, dopo una lunga gavetta da precario come correttore di bozze si è finalmente aggiudicato un contratto niente male con un grosso editore per il suo primo romanzo. Insomma, dopo un’adolescenza da nerd, ha impiegato i suoi vent’anni a riempire le caselle giuste per un pedigree coi fiocchi e sulla carta ha tutte le qualità per attrarre le donne: salvo poi rivelarsi alla prova dei fatti un emerito inconcludente.

Nate è il protagonista di Amori e disamori di Nathaniel P (Einaudi 9,99€) romanzo d’esordio di Adelle Waldman, giornalista freelance 38enne anche lei residente a Brooklyn come il protagonista della sua storia. Accolto con entusiasmo dalla critica statunitense e inserito dal New Yorker nella lista dei libri dell’anno, Amori e disamori si è rivelato un vero e proprio fenomeno culturale, che ha dato voce all’altra metà del cielo di Girls, la serie televisiva prodotta e interpretata da Lena Durham. Come Hannah, la protagonista di Girls, anche Nate è un aspirante scrittore alle prese con una vita amorosa fatta di grandi slanci e rapide cadute nella New York degli hipster e radical chic. Solo che a raccontare il suo punto di vista è una donna, combinazione letteraria piuttosto rara, il cui risultato è sorprendentemente istruttivo e inquietante, ma soprattutto terribilmente divertente.

Al punto che la stampa americana ha più volte parlato di Adelle Waldman come di una novella Jane Austen e lei stessa ha ammesso di aver preso in parte ispirazione da certa letteratura moralista ottocentesca. In comune le due autrici hanno la capacità di guardare al microscopio le dinamiche dei rapporti amorosi, ma soprattutto di sorridere delle meschinerie del loro ambiente, che siano i salotti delle case borghesi nella campagna inglese o quelli letterari di Brooklyn.

“Volevo scrivere un libro sul fallimento delle relazioni amorose tra i giovani senza fare della narrativa superficiale – racconta l’autrice in una recente intervista al Corriere della Sera – Quando ho cominciato a ispirarmi alle storie d’amore che mi avevano fatto soffrire, ho capito che sembrava un diario. Allora ho preso la decisione di mettermi nei panni di un ragazzo e di raccontare la storia dal suo punto di vista”.

In un mondo dove i trent’anni sono i nuovi venti, Nate si scopre improvvisamente desiderabile e di successo. Ragazze che non l’avrebbero degnato di uno sguardo al liceo, colte, raffinate, “che leggono Svevo in metropolitana” e che potevi incontrare alle feste dell’editoria, adesso lo trovano interessante. Ma Nate, scrive l’autrice, è “il prodotto di un’infanzia post-femminista negli anni Ottanta e di un’istruzione universitaria politicamente corretta negli anni Novanta” oltre che della migliore istruzione universitaria (Harvard). E la sua ipersensibile, iperattiva, iperprogressista coscienza, che sa come si tratta una donna, non lo rende immune da comportamenti capricciosi, egocentrici, superficiali e qualche volta persino crudeli tipici del maschio moderno.

E’ così che finisce per imbarcarsi in numerosi flirt, uno più travolgente e disastroso dell’altro, per le sue malcapitate vittime. Juliet che rimane incinta dopo pochi appuntamenti e decide di abortire, rendendo la faccenda troppo imbarazzante per continuare a frequentarla; la sua ex Elisa “la bella” con cui era stato anni prima e che è tornata a farsi sentire; Kristen, la sua fidanzatina del college incapace di seguirlo nelle sue ambizioni. E poi c’è Aurit, la sua migliore amica e consigliera, quella che Nate rispetta di più, forse perché non è inclusa nel suo lungo elenco di amori e disamori. Fino all’incontro con Hannah, anche lei giornalista e aspirante scrittrice. Intelligente, sicura di sé, brillante, piena di iniziative, lo farà innamorare fino a portarlo allo stordimento. Peccato accorgersi, proprio prima dell’happy end, che per lui Hannah è davvero troppo.

In breve Nate è un ragazzo intelligente e sensibile che di amore non capisce proprio niente. O più prosaicamente, uno str…o patentato, solo particolarmente abile a rivestire il suo narcisismo con ragionamenti profondi e complicate autoassoluzioni. Come direbbe la sua ex Kristen, oncologa pediatrica dallo “stile di vita virtuoso e comunitario”, i suoi sono “i problemi di un newyorkese decadente che passava il tempo a crogiolarsi in uno psicodramma privato”.

Il pregio di questo romanzo è che riesce a fare entrare le sue lettrici nei meandri tortuosi di un cervello maschile e a generare nei lettori momenti di immedesimazione al limite del telepatico. In fondo almeno una volta nella vita uno come Nathaniel lo abbiamo incontrato tutte.

 

 

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