Amiche mie: quattro donne al bar in una Milano non più da bere

“Amiche mie”: Sex & the city all’italiana e prêt-à-porter al tempo della crisi

25 Febbraio 2015 - di Daniela Lauria

MILANO – Sofia l’ortoressica, Carla la fobica, Norma la separata e Vera la breadwinner. Quattro donne milanesi, mogli e mamme in carriera, ma soprattutto quattro amiche sull’orlo di una crisi da happy hour. Sono le protagoniste di Amiche mie, ultima fatica letteraria di Silvia Ballestra, scrittrice marchigiana autrice del mitico longseller La guerra degli Antò, da cui è stato tratto l’omonimo film.

Il titolo è una citazione al femminile di un altro film cult diretto da Mario Monicelli, Amici miei. Non ci sono le zingarate, né le indimenticabili supercazzole del conte Mascetti (Ugo Tognazzi). Ma c’è la stessa fratellanza (o per meglio dire sorellanza) e solidarietà di quattro amiche d’infanzia che insieme affrontano gioie e dolori della vita moderna.

Sofia, Carla, Norma e Vera sono quattro donne comuni che ogni giorno si incontrano al bar sotto casa, il Caffè Palomino, per mescolare la loro quotidianità, fra cappuccini, pettegolezzi e molta autoironia. Una specie di Sex and the city all’italiana e prêt-à-porter, senza i fasti, il glamour e gli stereotipi della Grande Mela. Sono quattro eroine della porta accanto. Vivono in una Milano non più da bere, ormai degradata dalla crisi e senza colonne sonore: una città in cui, scrive Silvia Ballestra, “regnava ancora l’imbarazzante O mia bela madunina, del 1935″ mentre oltreoceano, Alicia Keys e Jay Z riscrivevano il “nuovo inno” di New York.

In ognuna delle protagoniste, l’autrice mette un po’ di sé. Sofia è un po’ fissata con il cibo, arrivando a volte ai limiti del patologico (di qui l’ortoressia): ogni pasto diventa per lei un momento per misurare le proprie nevrosi e le proprie manie di perfezione. Carla è invece angosciata dalla precarietà di un lavoro che non si è mai concretizzato, dal rapporto difficile con un marito in carriera e dal fatto di ritrovarsi intrappolata negli spazi e nei riti domestici da cui vorrebbe fuggire almeno per mettere a frutto quella laurea mai spesa. Poi c’è Norma, reduce da una separazione dolorosa, che si trova di nuovo single a quarant’anni e con figli al seguito. E infine Vera che porta il mondo sulle spalle e non si ferma mai: è lei che porta a casa lo stipendio da quando il marito ha perso il lavoro e la voglia di vivere. Mentre lui, ormai rovinato dal gioco d’azzardo, darà una svolta decisamente drammatica al romanzo.

Amiche mie è un romanzo-conversazione costruito attorno a quelle chiacchierate liberatorie al bar con le amiche. Un libro non solo al femminile, ma volutamente “femminista”, come rivendica con orgoglio la stessa scrittrice. E molto più realista di tanta narrativa impegnata, in grado di coniugare argomenti di attualità e di una certa rilevanza sociale con una buona dose di leggerezza e ironia.

 

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