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Addio a Colleen McCullough. In Uccelli di rovo raccontò l’amore proibito

SYDNEY – La scrittrice australiana Colleen McCullough, autrice del bestseller planetario Uccelli di Rovo, è morta mercoledì pomeriggio in un piccolo ospedale dell’isola di Norfolk, dove viveva. Aveva 77 anni. Da tempo costretta su una sedia a rotelle, era diventata cieca a causa di una forma degenerativa di maculopatia, diagnosticatale nel 2004.

Nata a Wellington il 1 giugno 1937, dopo aver terminato gli studi di medicina e aver prestato la sua attività in vari ospedali di Sydney e del Regno Unito, Colleen McCullough decise di emigrare in America dove proseguì la sua carriera come ricercatrice di neuroscienze e insegnò neurologia alla prestigiosissima Yale Medical School, per diversi anni. Nel 1988 tornò nella sua Australia per dedicarsi interamente alla narrativa, si stabilì insieme al marito, Ric Robinson, sull’isola di Norfolk, circa 2000 mila anime in mezzo all’oceano Pacifico, in gran parte discendenti dei marinai ammutinati del Bounty.

Fece il suo esordio letterario con Tim (1974), ma è grazie al suo secondo romanzo Uccelli di rovo (1978), che raggiunse il successo, con 30 milioni di copie vendute in tutto il mondo, da cui fu poi tratta la celeberrima minifiction del 1983 con Richard Chamberlain e Rachel Ward.

Con Uccelli di Rovo Colleen McCullough si conquistò un posto d’onore nella letteratura romantica, genere in cui si cimentò più e più volte, fino alla svolta a fine anni novanta con diversi romanzi storici legati alla Roma tardo-repubblicana e imperiale. Ma la verità è che il suo capolavoro va ben al di là del genere harmony, forse un po’ blasfemo, così come propinato dallo sceneggiato in voga negli anni ’80. L’amore proibito tra padre Ralph e la giovane Meggie è solo una minima parte del romanzo, solo un fulcro attorno al quale è costruita la vera storia, quella della famiglia Cleary, che si snoda per quasi tutto il Novecento attraversando lo sviluppo dell’Australia come nazione e come continente. Il libro narra le vicende di una famiglia che sceglie coraggiosamente di abbandonare la Nuova Zelanda per raggiungere l’Australia e le cui sorti, con i suoi splendori e le sue miserie, simboleggiano un paese in crescita.

Uccelli di rovo è una storia di passione, morte e assoluta chiusura alla redenzione, come evoca la leggenda che dà il titolo al romanzo: l’uccello di rovo canta solo una volta nella vita, più soavemente di ogni altra creatura al mondo. Da quando lascia il nido, va alla ricerca disperata di un grande rovo. Poi, una volta trovato, si precipita tra i rami crudeli e si trafigge il petto sulla spina più lunga e affilata. E, mentre muore, vince il suo tormento con il canto più bello, superando l’allodola e l’usignuolo.

Caduto in prescrizione dopo il clamore degli anni Ottanta, Uccelli di rovo, meriterebbe forse di essere riletto per quello che effettivamente è. Se non altro in omaggio alla penna, non eccelsa ma fluida e sapiente, che lo partorì.

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