Cittadella (Pd): accuse tra madre e padre di Leonardo, lui in mezzo l’unica vittima

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PADOVA – Il video del piccolo Leonardo portato via dalla madre di peso dal padre e da un agente di polizia da una scuola elementare di Cittadella (Padova) ha fatto indignare l’Italia. La politica si è mobilitata, il capo della polizia si è scusato e ha avviato un indagine interna ma lui, il piccolo Leonardo di 10 anni, è rimasto una vittima: strattonato e conteso, non solo fisicamente, dalla polizia ma soprattutto dai familiari. L’unica vittima di una violenza psicologica prima che fisica è lui.

Ora, dopo la tragedia familiare andata in scena davanti scuola e ripresa in video dalla zia di Leonardo, continua la guerra a distanza tra il padre e la madre a suon di reciproche accuse. La madre dice: “Ho impedito al padre di vederlo perché lo chiudeva in casa”. Il padre si difende: “Con quel blitz l’ho salvato, ora avrà finalmente due genitori”.

La versione della madre. “Ma dove siamo, nella Germania nazista?”. La mamma del piccolo Leonardo spiega il retroscena del rapporto con l’ex marito, il padre del bambino: “Sapevamo da luglio che mio figlio doveva essere allontanato da casa mia, per questo abbiamo organizzato degli appostamenti dal giorno in cui è iniziata la scuola. La Corte d’Appello di Venezia ha deciso sulla base di una sindrome che da noi non è riconosciuta”.

“Accetto le scuse ma non è modo questo di prelevare i bambini. Questa violenza sui bambini deve finire. Bene le scuse, ma Leonardo è ancora là dentro e non riesco a vederlo”, dice ancora la donna in riferimento al fatto che il bambino, mercoledì, è stato portato in una comunità dove ha potuto vedere il padre ma non la madre. “Non so come sta, quanti ematomi ha, abbiamo solo la dichiarazione del padre che dice che sta bene, ma dubito perché lui dice bugie”.

Ma perché si è arrivati a questo punto? Perché non voleva permettere al padre di vedere suo figlio? “Sono stata oggetto di 23 querele per mancata consegna. Fino al 2006 il padre vedeva regolarmente mio figlio ma un giorno il bambino è tornato a casa spaventato dicendomi che il papà lo rinchiudeva in una stanza e se lui gli chiedeva di essere riportato da me gli rispondeva “il tempo non è ancora scaduto”. Cosa dovevo fare?”.

La versione del padre. “Ho salvato mio figlio, finalmente da oggi potrà avere due genitori e non più uno soltanto”, dice l’uomo, professione avvocato, rispondendo a Repubblica che gli chiede se consentirà alla madre di vedere suo figlio. “Io ritengo che mio figlio debba assolutamente vedere sua madre. Non ci penso neanche lontanamente a intraprendere una guerra come quella che si era messa in testa di condurre lei. Certo, mi accerterò che venga rispettata la procedura decisa dai giudici”.

Mercoledì il bambino, affidato alla casa famiglia per ordine del giudice, ha potuto vedere suo padre: “Dopo tre anni ho potuto metterlo a dormire al termine di una serata trascorsa giocando insieme con la Nintendo Wii. Ora sta bene ed è sereno. Il comportamento della madre e dei suoi familiari ha cagionato una patologia, vorrei ricordarlo. Mio figlio ora necessita di un sostegno. Trascorrerà un anno in quella casa famiglia e poi finalmente potrò riportarlo a casa con me”.

E sulle modalità con cui è stato prelevato da scuola? “Se fosse stato sequestrato e la polizia l’avesse salvato dal covo dei sequestratori chi avrebbe avuto il coraggio di protestare?”.

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