I genitori chiedono i danni perché figlio dichiarato non idoneo

TREVISO – I medici gli dicono che il loro Mattia, 12 anni, non può giocare a calcio perché ha un problema al cuore. E loro, i genitori, che fanno? Chiedono i danni perché il loro ragazzo non può diventare il campione che speravano. Ma come? Invece di interessarsi alla vita del figlio si preoccupano del risarcimento perché non può diventare calciatore professionista?

La Asl 9 di Treviso il 27 febbraio 2009 aveva auscultato nel petto di Mattia un’aritmia e aveva comunicato ai genitori: “Mi dispiace ma non posso firmare l’idoneità alla pratica agonistica”, disponendo ulteriori accertamenti. Ma i tempi di attesa erano troppo lunghi, circa un anno per scongiurare ogni rischio, e i genitori di Mattia anziché apprezzare lo scrupolo del medico hanno deciso di fare causa all’Asl, chiedendo un risarcimento danni tra i 5 e i 10 mila euro.

Tre anni fa, quando il medico dell’Asl chiese ulteriori accertamenti, i genitori del baby calciatore scelsero di non prenotare per l’ecocardiogramma e, dopo essere passati da una clinica privata, si presentarono davanti alla Commissione regionale d’appello per l’idoneità sportiva. A giugno 2009 Mattia fu giudicato idoneo e tornò a giocare.

Ora la sua famiglia ritiene che quel breve periodo di inattività, che di fatto ha tenuto il potenziale talento lontano da partite e allenamenti per circa un anno, possa aver compromesso la sua carriera calcistica. “Mattia era destinato a entrare nella rosa degli Esordienti, c’era un osservatore che lo teneva d’occhio”, racconta il legale della famiglia. “La malformazione cardiaca del ragazzo è un dato oggettivo – ribatte il legale della Asl – Il problema è capire se con una certa malformazione si possa giocare a livello agonistico oppure no”.

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