Aurora canta in Metro B. Ecco come rischiare la vita a Roma

È diventata l’idolo del web. Si chiama Aurora ed è una ragazza normale, zainetto, felpa e jeans. Entra nella linea B della metropolitana di Roma, si siede e infila le cuffie per ascoltare la musica. Tutto normale, dunque. Se non fosse che ad un certo momento comincia ad “intonare” la sigla del cartone animato “Robin Hood”.

Ma mica in maniera discreta, tra sé e sé. No. Quello che inizia come un ritornello a bassa voce diventa un climax ascendente di schiamazzi, baccano e urla pressoché stonate. Alla fine, per non farsi mancare nulla, delizia gli ignari passeggeri anche con una scardinata (e scoordinata) coreografia. Olé. Se siete curiosi, il video della performance potete VEDERLO QUI.

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Sembra sia una iniziativa, quella di Aurora, ragazza divenuta un vero e proprio “idolo del web”. Aurora sta partecipando ad un progetto realizzato da Zero e Dynamis Teatro per l’Autorità Garante dell’Infanzia dell’Adolescenza identificato dall’hashtag #altrove. Come si legge sul sito, tale iniziativa

«si propone come un’avventura alla scoperta di ciò che già conosciamo per ricercare un punto di vista altro, decentrato».

Un processo attraverso il quale più e meno giovani sono chiamati a confrontarsi con quegli spazi che spesso si immaginano ostili, e a coinvolgere nell’esperienza i loro amici attraverso il sistema della «nomination».

E però, però, qui bisogna fare un appunto. Perché io sono una di quelle persone che i luoghi pubblici non li considera ostili, ma appunto pubblici.

Sinceramente ad una pendolare come me, che è costretta a subire l’odissea della metropolitana di Roma tutti i giorni, interessa poco essere infastidita da una campana che canta Robin Hood, e non chiamatela ostilità ma sopravvivenza. E, pure, una buona dose di senso civico.

Perché dopo (o prima, o durante) una giornata di lavoro non ti va di sentire musica, figuriamoci schiamazzi. Non è simpatica una iniziativa che costringe ignari passeggeri ad essere tediati con la tua voce stonata.

La vera notizia non è Aurora che canta, ma i passeggeri vicini ad Aurora, troppo educati, che fanno finta di nulla. Qualcuno ride, qualcuno svaga.

Personalmente, ho insultato passeggeri invadenti per molto meno. Per una gamba accavallata di troppo con la Metro stracolma. O per un pacchetto di patatine aperto e mangiato con tracotanza e la puzza di formaggio forzata nelle mie narici.

Se io sto in Metro e trovo miracolosamente un posto a sedere, mi metto a leggere il mio libro. Se sto in piedi, attendo paziente la mia fermata contando i minuti che mi separano dagli zaini insaccati nella mia costola, alla libertà. Se sto in piedi e stiamo stipati come bestie, non ho certo voglia di ascoltare il tuo baccano.

In tutti e 3 i casi, non c’è spazio per il tuo show, te lo assicuro. Se tu trovi un posto a sedere e io sto in piedi, e ti permetti il lusso di alzarti per ammorbarci con la tua coreografia sgangherata, io ti do una spallata e mi siedo al posto tuo.

Per questo, io un consiglio mi sento di darlo: fate attenzione ad aderire a queste iniziative pronte a coinvolgere passanti in luoghi pubblici.

Perché sappiate che se beccate un passeggero a cui gira bene, magari sorride pure nonostante il mal di testa. Se ne pizzicate uno a cui non gira proprio bene ma riesce a sfoderare tutto l’autocontrollo di cui è dotato, ve la cavate con un’occhiataccia e magari cambia vagone.

Ma se cantate “Robin Hood” come una campana, e davanti a voi c’è il passeggero a cui quel giorno girano che nemmeno la ruota panoramica di Londra, allora poi non vi lamentate se vi dice che la campana ve la suonerebbe in faccia.

 

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