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Weinstein vince (sempre) gli Oscar, ma non al botteghino

È cosa risaputa, l’anno scorso toccò al “Discorso del re” fare il pieno di premi durante la notte degli Oscar. Quest’anno a “THe Artist” e, perchè no, anche a Meryl Streep con “The Iron Lady”. Ma qualcosa che forse non tutti sanno, è che dietro questi film, prettamente eurepei, c’è sempre la mano di un americano. Di Weinstein, per l’esattezza, che ha distribuito, guarda caso, tutti e tre i film.

In tutto, le statuette andate alla Weinstein Co. sono 8, sbaragliando addirittura la Paramount che ne ha ottenute 6 con “Hugo Cabret” (distribuito in Italia da 01 Distribution) e Rango (da noi Universal). Secondo Forbes, Weinstein è uno degli Studios con più film vincitori dell’ambita statuetta.

Si legge su “Il Giornale”: “Harvey conosce tutto del mondo del business, soprattutto nel ramo Oscar. È stato il fondatore della Miramax poi acquistata dalla Disney. Ha conosciuto il baratro delle finanze con la sua Weinstein Company ma è sempre risorto. La leggiadria però non si confà al nostro uomo che viene eufemisticamente ritratto – ad esempio sul quotidiano online Lettera43 – come «uno che non riesce a tenere la lingua a posto». Leggendarie infatti le sue litigate. «È considerato un vero incubo – scrive il quotidiano britannico The Guardian – compra film, li disfa, li seppellisce, manda a quel paese i giovani registi e si infuria se non viene citato a dovere». Ne sa qualcosa lo stesso Benigni che dovette sforbiciare il suo La vita è bella (mentre Salvatores non approvò mai gli 11 minuti in meno di Mediterraneo) ma anche il nostro Paolo Sorrentino che – ha scritto Dagospia – pare non abbia voluto accettare alcun taglio per il suo This Must Be the Place”.

Insomma, sembra proprio che “l’Oscar vesta Weinstein”. Vuoi vincere un’ambita statuetta? Vuoi che il tuo film sia un successo? Fattelo distribuire da Weinstein ed il gioco è fatto.

Il gioco è fatto… ne siamo sicuri? Forse si, ma non ora, non nel 2012 quando lo spettro della “crisi” imperversa anche nel mondo del cinema. Se infatti Harvey può vantarsi del primato di Mr. Statuetta, almeno questa il Los Angeles Times mette in guardia dai facili entusiasmi: anche considerando gli incassi di The Artist (31,9 milioni negli USA e Canada), di The Iron Lady e My Week with Marilyn (l’altro film della compagnia che però è rimasto a secco di Oscar), il totale non arriva ai 136 milioni di dollari realizzati l’anno scorso dal solo film con Colin Firth “Il discorso del re” (114 dei quali già guadagnati prima dell’Academy Award).

Ma il vero grande “flop” di questa edizione è il film di Martin Scorsese: costato una cifra spaventosa (si parla di oltre 170 milioni di dollari), il kolossal in 3D non è riuscito ancora a recuperare nemmeno il budget produttivo.

Il film, poi, che ha incassato di più, benché si sia portato a casa una sola statuetta (Miglior Sceneggiatura Originale) è stato “Midnight In Paris” di Woody Allen, con un incasso vicino ai 9 milioni e tra i migliori nella carriera di Allen non solo in Italia ma anche nel mondo intero.

Insomma, non sempre fare il pieno di Oscar vuol dire vincere al botteghino, come dire, si vince la battaglia ma non la guerra.

 

 

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