Sharon Stone, mamma severa: “Gioventù innocente per i miei figli”

Sharon Stone: "Ictus per la troppa attività fisica"

ROMA – Le riprese del film sono terminate e Sharon Stone è tornata a casa sua, a Los Angeles. In Italia ci ha passato 6 settimane due delle quali ha partecipato come attrice in alcune scene dell’ultimo film di Pupi Avati, “Un ragazzo d’oro“. La sua esperienza in Italia? “Incredibile”, racconta Sharon Stone. Il resto del tempo lo ha passato con i suoi figli adottivi, rispettivamente di 13, 7 e 6 anni.

Intervistata da Lorenzo Soria per “La Stampa“, Sharon Stone si racconta. Parla del film ma non solo. Racconta dell’Italia, del suo rapporto con i figli e di come passa il suo tempo libero. Di seguito, l’intervista completa apparsa su La Stampa:

“D: Parliamo del film di Pupi Avati e dalla sua esperienza italiana.

«Ero a Firenze, per un bellissimo concerto di Bocelli. E Pupi e il fratello, Antonio mi hanno raggiunto e siamo scesi in treno assieme a Roma. Così è nata la nostra relazione, attraversando la campagna toscana abbiamo parlato della storia e del mio personaggio. Sono un’agente letteraria, nel film. Quanto a girare a Roma è stato un casino! ( lo dice in italiano ndr.). Ma quando cresci guardando i film di Fellini e di Visconti e ti ritrovi a girare negli stessi luoghi è un’esperienza sempre molto emozionante».

D: D: Come ha trovato l’Italia?

«Non posso dirlo. Ho passato molto tempo ad Asolo. A Roma lavoravo. A Venezia invece è stato molto bello, ho camminato un sacco».

E con Scamarcio, come è andata?

«È un gran ragazzo. Molto divertente. Abbiamo fatto alcune scene al telefono. E dato che abbiamo entrambi queste voci profonde, abbiamo deciso che le useremo per registrare il messaggio nelle nostre reciproche segreterie telefoniche».

D: E il film su Linda Lovelace. Che cosa pensa della pornografia?

«La pornografia non mi interessa e penso che vada controllata. Non dico che non ci debba essere posto per la pornografia, ma che è troppo disponibile per i più giovani e che come madre per me è un problema».

D: Nel film rappresenta una mamma severa e molto distante.

«Era una mamma che amava la propria figlia in un momento della storia nel quale non c’era una realtà comune tra le due. Gli anni ’70 sono gli anni della rivoluzione, della rivoluzione sessuale, delle droghe selvagge della cocaina, dei sex parties. Erano altri tempi. Anche il mio di papà tirava fuori la cinghia e quando lo faceva tutti ascoltavamo. Adesso che si fa? Ti tolgo l’Ipad per un giorno!».

D: E lei che mamma è di questi tempi?

«Direi che sono abbastanza severa. Voglio cenare con loro ogni sera, voglio che finiscano compiti prima di fare qualunque altra cosa, che non passino la vita seppelliti nell’elettronica. Voglio che abbiamo una gioventù innocente, per me è molto importante».

D: Come passa il suo tempo libero?

«Ballo. Libero dei grandi spazi anche quando sono in albergo e ballo e ballo e ballo. Anche ieri sera, ho messo la musica e devo avere ballato per un’ora. Mi fa bene alla mente, mi rilassa»”

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