Vaccini, “abbassare la guardia fa ricomparire vecchie malattie”

Vaccini, "abbassare la guardia fa ricomparire vecchie malattie"

ROMA – Vaccini sì o vaccini no? Repubblica dedica alla querelle tanto attuale un ampio articolo, nell’inserto Salute, firmato da Rino Rappuoli, responsabile mondiale della Ricerca e Sviluppo di Novartis Vaccines. Che sottolinea: “Nel secolo scorso 3 bambini su 5 non arrivavano a vent’anni, stroncati da malattie infettive, che sono ricomparse dove si è abbassata la guardia”.

Rappuoli ci ricorda che il sistema di difesa immunitaria, quello cioè, che ci protegge dalle malattie, si è evoluto nel corso dei millenni. Allo stesso tempo si sono evoluti gli stratagemmi dei microrganismi per eludere i “sistemi di sorveglianza” dell’organismo umano.

La maggior parte delle malattie infettive che hanno afflitto l’umanità sono state eliminate dai vaccini. Secondo il Global Action Plan dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel decennio 2011-2020 i vaccini eviteranno 25 milioni di morti, salvando, in media 2,5 milioni di vite all’anno, circa 7.000 al giorno, 300 ogni ora, 5 ogni minuto.

Spiega Rappuoli:

“Difterite, tetano, vaiolo, poliomielite, pertosse, sono nomi che oggi leggiamo nei libri di testo di medicina e che la maggior parte di noi non ha mai visto da vicino. Tuttavia, prima dell’introduzione della vaccinazione, queste malattie erano la causa principale della mortalità infantile. Non più di un secolo fa, solo due bambini nati su cinque raggiungevano l’età di venti anni. Verso la metà del Novecento i vaccini sembravano sull’orlo di sconfiggere per sempre le malattie infettive. Fu subito chiaro che i loro benefici erano di gran lunga superiori ai rischi, anche se in casi rarissimi potevano avere effetti collaterali. Da allora, la messa a punto di tecnologie innovative hanno permesso di sviluppare vaccini sempre più efficaci e sicuri.

Nonostante questo, i vaccini sono paradossalmente vittime del proprio successo: siccome nei Paesi più evoluti la maggior parte delle malattie sono scomparse e tanti genitori moderni non le hanno mai conosciute proprio grazie alla vaccinazione, in molti scelgono di non vaccinare i propri figli pensando che il rischio non valga il beneficio”.

Rappuoli mette in guardia da questo rischio:  

“Non vaccinare significa tornare ad esporre i nostri figli a possibili contagi. Tanto più nel mondo di oggi, che ci porta a contatti continui e ravvicinati con persone provenienti da Paesi dove le malattie da noi scomparse sono ancora endemiche. Ad eccezione del vaiolo tutte le altre malattie infatti esistono ancora e, in assenza di vaccinazione, farebbero il loro ritorno molto velocemente. È successo con la difterite in Russia, tornata una volta che, con la caduta dell’Unione Sovietica, c’è stata meno attenzione alla vaccinazione, e con la pertosse in Inghilterra e in Giappone dopo l’interruzione della vaccinazione. Fino ai recenti casi di morbillo, anche in Italia”.

 

 

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