Schettino: Costa Concordia diventa business

Francesco Schettino Capitano Costa Concordia

META DI SORRENTO (NAPOLI) – Sono passati ormai circa 6 mesi dal tragico naufragio della Costa Concordia e il Capitano Schettino inizia a tirare le somme e, per ora, non lo fa in carcere: da giovedì libero dagli arresti domiciliari, con l’obbligo di dimora a Meta di Sorrento (Napoli), Schettino tira altri tipi di somme: la sua versione sul naufragio della Costa Concordia? Colsta, almeno, 50.000 euro. È questo il prezzo “base” posto dal comandante della Costa Crociere per raccontare come sarebbe andata la notte del 13 gennaio scorso, costata la vita a 32 persone.

Così, scrive la Stampa, che il Capitano vorrebbe parlare, ma i suoi avvocati avvertono i cronisti: “Inutile correre fino a Meta di Sorrento: Schettino non uscirà di casa e non parlerà. Chiunque andrà, rimarrà davanti alla porta”.

I suoi legali raccontano che concederà interviste soltanto a selezionati gruppi editoriali. Ed è già partita un’asta con una base di offerta intorno ai 50mila euro. Sarebbe la cifra offerta da un canale televisivo e da un settimanale, secondo quanto riporta la Stampa.

L’avvocato Paolo Bastianini insieme a Bruno Leporatti difende Schettino dalle accuse di omicidio plurimo colposo, naufragio, abbandono di incapaci, abbandono della nave, omessa comunicazione alle autorità marittime. E ha detto alla Stampa: “E’ chiaro che il pagamento avverrà solo se l’esclusività dell’intervista sarà mantenuta. Non esistono patti siglati. C’è tempo una settimana: non sono un grande esperto di contrattazioni di questo tipo, ma vogliamo ottimizzare, massimizzare l’interesse del comandante Schettino in modo che le due esclusive escano insieme, cosicché nessuna sminuisca l’altra. Dopo parlerà a ruota libera con tutte le testate giornalistiche”.

Intanto giovedì sera su Canale 5, a Quinta Colonna, è stato anticipato il memoriale affidato da Schettino ai propri avvocati.  Nella ricostruzione su quanto accadde la notte del naufragio, Schettino scrive: “In quel momento una mano divina si è sicuramente posata sulla mia testa. Se avessi continuato su quella rotta, avremmo colpito lo scoglio con la prua. Sarebbe stata un’ecatombe”.

“C’è chi, a verbale, ha dichiarato che l’impatto con la poppa è stato causato da una mia allucinazione, un’allucinazione che mi avrebbe fatto virare a destra provocando la scodata verso sinistra… Altro che allucinazione! Piuttosto è stato il mio fiuto, il mestiere, il saper riconoscere il mare a farmi fare quella sterzata repentina a dritta”.

Schettino scrive di non essere un codardo ed esprime le sue condoglianze alle famiglie delle 32 vittime. “Subito dopo l’incidente avrei potuto affermare: ‘Ma dove mi avete fatto sbattere? Cosa mi avete fatto combinare?’.. ma non sono un codardo, in quel momento bisognava essere lucidi, la priorità non era individuare i colpevoli, ma agire, senza perdere la calma. Il mio cordoglio va alle famiglie colpite negli affetti più forti. Il loro dolore è anche il mio e mi sento di ribadirlo con forza, con sincera ed affranta partecipazione. La nave sarà ricostruita, le assicurazioni ci sono per questo – prosegue Schettino -. La Concordia è già oggetto di disputa per la ricaduta economica che crea il suo smantellamento, ma le persone non potranno purtroppo ritornare in vita e le ferite piu’ profonde rimarranno a poche persone. E per tutta la vita”.

“Mi rincuora vedere che i dati emersi dall’analisi della scatola nera confermano le mie dichiarazioni rese quando sono stato interrogato. Come ho sempre detto – scrive Schettino -, ho applicato un piano che man mano si disegnava nella mia mente. Altrimenti non avrei potuto né riferirlo ne ricordarlo. Attaccare me e il mio comportamento è stata la cosa più facile fin dall’inizio. Questa vicenda ha responsabilità e dinamiche molto più complesse. Io sono stato sempre sicuro delle mie dichiarazioni, tanto che ho sperato fino all’ultimo che fossero salvati i dati della scatola nera”. Schettino scrive anche che la sera del 13 gennaio “la nave si è ribaltata di colpo. Ha fatto mancare il terreno sotto i piedi a me e a tutti coloro che erano con me sul lato destro. E’ triste per un comandante dover ricorrere alle testimonianze di altri per essere creduto”.

 

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