Quando le mamme uccidono i figli: ecco perché diventano assassine

Quando le mamme uccidono i figli: ecco perché diventano assassine

ROMA – Quando le mamme uccidono i figli: ecco perché diventano assassine. Cosa scatta nella mente delle mamme che arrivano a compiere il folle gesto di uccidere i propri figli? Si tratta di casualità? Cosa porta alle donne ad uccidere i loro stessi bambini? Queste tristi ma purtroppo realistiche domande se le è posta Valentina Arcovio che su La Stampa ha dedicato un articolo in merito alla drammatica questione. Anna Maria Franzoni è solo una delle mamme che, secondo i Giudici, ha portato alla morte del piccolo Samuele nel 2002. Ma la lista purtroppo è lunga. Scrive la Arcovio:

“Benedetta, anche lei di soli 3 anni, è stata uccisa con del diserbante dalla mamma, Veronica Sbano, nella sua casa di Carovigno, in Puglia. C’è poi il piccolo Julian, 4 anni, ucciso nel 2005 a coltellate dalla mamma, Christine Rainer, a Merano mentre faceva colazione con pane e marmellata. Poi ci sono Mirko di appena 5 mesi, Lorenzo di 4 anni, Gabriele di 6 anni, Federico di 16 mesi e molti altri angeli ancora. La lista dell’orrore, infatti, è tragicamente lunga”

Ma cosa spinge tutte queste donne a compere un gesto così tragico? Vi è modo di prevenire questi gesti estremi? E cosa scatta nella mente di una mamma? La Stampa ha chiesto aiuto allo psichiatra Vincenzo Maria Mastronardi, che nella sua vita a seguito diversi casi di madri assassine ed ha raccolto, insieme a Matteo Villanova, diversi profili racchiusi tutti nel libro “Le madri uccidono”. Si legge su La Stampa come alcune delle cause principali di questi folli gesti siano la depressione e la schizofrenia:

«Sono due i binari che possono portare una madre a compiere un figlicidio», spiega Mastronardi. «Il primo – continua – è quello della franca psicopatologia: la donna arriva a compiere quell’atto estremo senza intendere e volere. Siamo quindi di fronte a casi psicopatologici: depressione post-partum, depressione maggiore, schizofrenia». 
Qualcuno parla anche di epilessia come possibile base patologica ma su questo  i neurologi concordano nel ritenere che questa malattia non possa causare di per sé comportamenti criminosi. In particolare, uno studio condotto dal LICE (Lega Italiana contro l’Epilessia) Irritability Group ha dimostrato che chi soffre di epilessia ha un’aggressività uguale e più spesso inferiore alle persone senza la malattia”

Purtroppo, però, esistono anche quei casi in cui le mamme sono lucide e fredde durante il folle gesto:

«Ci sono mamme che uccidono guidate da quella che ho ribattezzato “follia mostruosa della normalità razionale”. dice Mastronardi. «In questo caso – continua – il figlicidio è un atto razionale, lucido e consapevole». Sbagliato, quindi, pensare sempre a un raptus. «La madre che uccide perché impazzisce da un momento all’altro non esiste», dice l’esperto. «L’omicidio può essere estemporaneo, ma è un atto estremo a cui si arriva con un’involuzione lenta», aggiunge”

Ma cosa porta le mamme a compiere questi gesti estremi? Secondo quanto si legge su La Stampa, i motivi sono 3:

“- L’abbandono da parte del compagno: vendetta. A scatenare la furia omicida possono essere eventi particolarmente stressanti per la donna. «L’abbandono di un compagno, ad esempio, può essere all’origine della cosiddetta sindrome di Medea: la madre uccide il figlio per punire il compagno. Quindi un atto di vendetta».
Un atto di altruismo verso il figlio: lo fanno per salvarlo. Difficile concepirlo, ma ci sono anche gli “omicidi altruistici”, spinti paradossalmente dall’amore. «E’ il caso delle madri che uccidono i figli nella convinzione di risparmiargli una vita brutta e piena di sofferenze», spiega Mastronardi.
Quei bambini indesiderati: la vergogna e l’ignoranza. Poi ci sono le madri che uccidono i figli non desiderati. «Quindi le motivazioni – sottolinea l’esperto – vanno rintracciate nell’immaturità della madre, che non si sente pronta ad affrontare la maternità o che è convinta di portare in grembo il “figlio della vergogna”, il quale la porterà a essere messa alla berlina dalla propria comunità». Una delle motivazioni più frequenti nei casi di bambini gettati nel cassonetto. «Alcune donne nascondono il pancione con fasciature strette – riferisce Mastronardi – e una volta partorito si liberano del neonato. Ci tengo a sottolineare che questa eventualità è frutto anche di ignoranza perché sappiamo che esistono i parti anonimi, in cui una donna può mettere al mondo il suo piccolo in segreto e allo stesso tempo rinunciando a essere una mamma»”

È possibile evitare queste tragedie? Secondo gli esperti, un modo c’è:

“Nella maggior parte dei casi i figlicidi potevano essere evitati. Come? “Facendo attenzione ai campanelli d’allarme”, dice Mastronardi. “In questo la famiglia gioca un ruolo importante. Le madri – spiega – non uccidono i propri figli di punto e in bianco, ma arrivano a compiere questo gesto estremo lentamente, lanciando tanti piccoli segnali”. Rivolgersi a uno specialista è il passo successivo e, in molti casi, l’unico “salva-vita”

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