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Il risvolto dell’Imu: se vendiamo la casa, frutterà la metà

ROMA – Tutti i proprietari di casa sono in agitazione per l’arrivo dell’Imu, ma c’è un altro risvolto ancora più fastidioso e infruttuoso della questione: quando e se si deciderà di vendere la propria casa la compravendita frutterà dal 20 al 50% in meno. Quindi una casa che prima sarebbe stata venduta, ad esempio, per 500mila euro oggi potrebbe arrivare a costarne appena 250mila. Da una parte una buona notizia per gli acquirenti, dall’altra una pessima notizia per tutti i proprietari in procinto di vendere o anche per chi ha appena comprato e capisce di aver fatto un pessimo affare.

Questo, secondo il Censis, è il primo effetto dell’Imu: un abbattimento del 20% del prezzo degli immobili. Buona notizia per chi cerca casa, pessima per quella maggioranza di italiani, l’80% è proprietario di case, che vede diminuire di colpo il valore della propria ricchezza. Giuseppe Roma, direttore generale del Censis, nel corso della conferenza stampa di presentazione del rapporto offre una giustificazione credibile: ”Per far fronte alla nuova tassazione le famiglie venderanno le seconde case. L’Imu, insieme alla rivalutazione del 60% degli estimi, sono i veri problemi che peseranno sulle tasche delle famiglie italiane le quali, per far fronte all’ulteriore pressione fiscale, prima di intaccare i risparmi – ha detto Roma – ricorreranno alla messa in vendita delle seconde case e questo fara’ crollare per la prima volta dopo i decenni il prezzo degli immobili”.

Il direttore del Censis ha definito ‘”un’idrovora”‘ la necessità di risorse richieste dallo Stato e dalla pubblica amministrazione mentre le famiglie si stanno trasformando ‘”da soggetto consumatore a soggetto benefattore che fa fronte alle molte mancanze dello stato sociale. Non si può continuare perennemente in questo modo – ha detto – occorre ridurre la pressione fiscale altrimenti l’asino con troppi pesi sulla schiena finirà per schiantarsi”.

Quindi è l’Imu che mette in subbuglio il mercato immobiliare, con effetti impressionanti in alcune città, con punte di sconto anche del 50% sul prezzo degli immobili. Le categorie che rappresentano a vario titolo i proprietari di immobili non hanno dovuto attendere le previsioni del Censis. Da Confedilizia a Federproprietà fino alla Confesercenti sono sul piede di guerra contro il passaggio al catasto patrimoniale. E la riforma non è entrata ancora a regime, ci vorranno almeno 5 anni per uniformare i valori patrimoniali a quelli di mercato, con la conseguenza che se non si abbassano le aliquote ai fini Imu le imposte potrebbero salire dal 500 al 900% in più.

In attesa dei correttivi e sperando che sia vera l’assicurazione del governo circa l’obiettivo di una riforma a parità di gettito, il presidente di Confedilizia spara a zero sull’Imu, la rivalutazione, la riforma. “Più imposte sugli affitti, più imposte sulle case, catasto patrimoniale rigorosamente aggiornabile. Una forsennata guerra all’investimento immobiliare, ispirata non dai mercati ma da una concezione vetero anti-capitalista, anche se sostenuta da forze che si dicono liberali. Oramai, a noi proprietari di casa ci manca solo che ci fucilino”.

Grandi perplessità solleva anche l’applicazione mal distribuita di questa patrimoniale sugli immobili. E non va dimenticato che questo patrimonio immobiliare detenuto dall’80% degli italiani viene utilizzato come massima garanzia a fronte del debito che il governo italiano ha contratto con la Banca Europea.

Lady V

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