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Hillary Clinton, predica parità salariale uomo-donna ma per prima non la rispetta

Hillary Clinton, predica parità salariale uomo-donna ma per prima non la rispetta

WASHINGTON – Hillary Clinton, predica parità salariale uomo-donna ma per prima non la rispetta. Ne ha fatto il suo cavallo di battaglia: l’abbattimento del gender gap salariale, ovvero il diritto delle donne di guadagnare uguale agli uomini. Ha cominciato informalmente la sua campagna elettorale per la conquista della Presidenza dalla Silicon Valley, dove il suo discorso sembrava delineare un vero e proprio programma elettorale. Il tema fondamentale? Superare le diseguaglianze economiche ed eliminare le discriminazioni contro le donne, soprattutto per quanto riguarda il “gap”, ovvero il “gradino salariale” tra uomini e donne. E però, c’è un però. Le sue parole in merito a questa battaglia, infatti, non sembrano coincidere con i fatti. Secondo quanto si legge sul Secolo XIX, infatti, la Clinton discriminerebbe – in termini salariali- il suo stesso sesso:

“Durante i suoi mandati al Senato americano, tra il 2002 e il 2008, le “signore” del suo staff venivano retribuite meno rispetto ai colleghi maschi, solo 72 centesimi per ogni dollaro pagato ad un uomo. La notizia, riportata dal Washington Free Beacon, il sito conservatore con la “mission” di svelare i particolari che politici vorrebbero non venissero mai alla luce, si basa sui rapporti ufficiali di spesa del Senato americano. Secondo i dati, lo stipendio medio annuo di una donna impiegata nell’ufficio della senatrice Clinton era inferiore di 15.708 dollari e 38 centesimi rispetto al salario medio di un uomo. Eppure Hillary Clinton si è sempre descritta come «una combattente per la parità dei salari» arrivando a proporre una legge ad hoc per garantire questa uguaglianza. Lei stessa, lo scorso anno, aveva ammesso che c’era«ancora molto lavoro da fare» in questo senso, ricordando che vent’anni fa le donne guadagnavano «72 centesimi per ogni dollaro incassato da un uomo». Lo stesso parametro da lei usato, in tempi molto più recenti, per retribuire le sue collaboratrici”. 

 

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