Filomena Di Gennaro, disabile. Dicono a Foggia: “Bravo ragazzo, carcere per me”

Filomena Di Gennaro, resa disabile da ex: "Non accettava separazione"

ROMA – Costretta su una sedia a rotelle per tutta la vita dal suo ex fidanzato. Mamma, ora moglie felice, donna in gamba e forte, Filomena Di Gennaro non ha l’uso delle gambe dal 13 Gennaio 2006 quando l’ex fidanzato ha tentato di ucciderla sparandole addosso con una pistola. Uno dei proiettili le bucò i polmoni e lesionò il midollo. La vita di Filomena cambiò inesorabilmente.

Intervistata da Corrado Zunino per la Repubblica, Filomena racconta la sua storia. Tragica, ingiusta. Ora Filomena deve fare i conti con la realtà: il suo ex fidanzato dopo 7 anni di carcere adesso è un uomo libero. Lei la sua libertà, di camminare e correre, non l’avrà più. E a Stornarella, il paesino in provincia di Foggia, in cui Filomena e l’ex fidanzato sono nati e cresciuti, il suo aguzzino è visto come “il bravo ragazzo che voleva uccidermi, per colpa mia s’è fatto pure il carcere”.

Di seguito, l’intervista a Filomena Di Gennario di Corrado Zunino apparsa su la Repubblica:

“D: Chi è il suo ex fidanzato, Filomena?
«Marcello Monaco, 38 anni, cresciuto in un paese di cinquemila abitanti in provincia di Foggia, la ridente Stornarella. Due fratelli, una sorella e un padre che non ha mai consentito alla moglie di uscire di casa, neppure per fare la spesa».

D: Perché si è fidanzata con Marcello Monaco?
«Perché avevo sedici anni, perché viveva dietro casa di mia nonna. Siamo cresciuti insieme e sembrava un bravo ragazzo».

D: In dieci anni da fidanzati ha mai alzato le mani?
«Mai. Mi ha solo cornificata più volte, l’ho saputo dopo».

D: Dopo quattro anni, lei psicologa, Marcello la raggiunge.
«Contro voglia. Roma non gli piaceva, aveva nostalgia. A Stornarella la sua è una delle famiglie più numerose. Per due anni ha fatto la guardia giurata, ma non voleva lavorare di notte, il sabato, la domenica. Dopo due anni è tornato a casa, iniziai a capire che i nostri sogni erano distanti ».

D: A Roma parte il primo concorso per carabinieri donne.
«Migliaia di candidati, ce l’ho fatta il secondo anno. Inizio a frequentare la scuola di Velletri».

D: Dove conosce il suo attuale marito.
«Sì, è il mio istruttore. Allora un tenente ».

D: Ottobre 2005, al suo fidanzato cosa dice?
«Che non provo più amore, che volevo una vita diversa».

D: Come la prende?
«Non l’ha mai accettato. Mi chiamava: torna qui, tu devi stare con me. Non sopportava di essere stato lasciato. Con sua madre aveva programmato il fidanzamento, il matrimonio. Mi avrebbe voluto in casa, ad accudire».

D: La situazione precipita.
«Sotto le feste di Natale. Ricevo una telefonata che mi spaventa. Marcello mi racconta di una visione avuta dalla zia, una veggente. Mi parla di un’oscura presenza al mio fianco ».

D: Poi?

«Mi voleva parlare un’ultima volta. Ho accettato di salire in auto con lui, vicino alla fermata della metropolitana. Il mio istruttore era appostato vicino a casa, dietro un furgone. Per un’ora Marcello mi dice che devo sposarlo, rispondo che è finita. Apro la portiera e corro via. Mi segue, con un piede blocca il portoncino e tira fuori la pistola. Mi scarica addosso i primi colpi, crollo sanguinante. Gli dico: “Ti prego, fermati”. Lui: “O mia o di nessuno”, e finisce il caricatore».

D: Un proiettile bucò i due polmoni e lesionò il midollo.
«Da allora vivo su una sedia a rotelle, da dove cresco due bambini. Il mio istruttore venne a trovarmi in ospedale tutti i giorni. È lì, in una corsia di ospedale, che ci siamo innamorati. Mi raccontò come quel giorno, sull’uscio di casa, intervenne e fermò Marcello sparandogli alla milza ».

D: Che è successo, poi?
«Il mio ex è stato condannato a undici anni e otto mesi, ne ha scontati sette. Il giorno dopo la scarcerazione, il 21 marzo, si è presentato a Stornarella. Si vede, tranquillo, con gli amici. Lo vede con dolore mia madre, lo vede mio fratello. E lui non ha mai detto una parola che somigli a un pentimento».

D: Lei?
«Ho sposato il mio istruttore, ho incassato 40 mila euro di risarcimento dei 350 mila dovuti e grazie a Veltroni l’imprenditore Toti mi ha regalato questa casa. A Stornarella, sa, le donne dicono che io faccio la star in tv. E lui, il bravo ragazzo che voleva uccidermi, per colpa mia s’è fatto pure il carcere».

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