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Donne Isis, da madri a cecchine: spose e combattenti jihadiste

Donne Isis, da madri a cecchine: spose e combattenti jihadiste

SINJAR – Donne Isis, da madri a cecchine: spose e combattenti jihadiste. Le donne dell’Isis in guerra. Tutto il contrario di quello che l’Isis ha comandato fino ad adesso: non solo donne, madri e spose, se serve diventano anche combattenti. Il nuovo ruolo della donna Jihadista viene spiegato sapientemente da Benedetta Argentieri e Marta Serafini che sul Corriere della Sera spiegano come, negli ultimi tempi, l’arrivo al fronte di centinaia di aspiranti jihadiste straniere abbia cambiato la situazione dell’Isis:

“«Alcune di loro sono cecchine, ruolo che le rende poco visibili ai più, altre lavorano nella logistica al fronte», spiega il colonnello Rafat Salim Raykoni, a capo di un’unità di intelligence dei peshmerga curdi in Iraq.  «Non sono molte  ma stanno iniziando ad arrivare sui campi di battaglia. Qui a Sinjar sono molto attive». Oltre ai mariti e i figli, le muhiarat (le spose pellegrine come vengono chiamate queste donne, ndr) diventano fighters (combattenti). A darne conferma sono anche altri comandanti militari in Iraq e Siria. Un comandante peshmerga, Wahid Koveli, racconta di aver intercettato almeno due volte comunicazioni tra donne membri dell’Isis. «La loro presenza potrebbe significare che lo Stato islamico è in difficoltà e sta iniziando a sfruttare tutti per combattere».  E se non è possibile vedere i loro volti nascosti dal niqab, per qualcuno è stato possibile ascoltare  le loro voci.  «Abbiamo sentito una donna dare degli ordini a uomini. Diceva: “andate qui o lì, a destra o a sinistra”. Era chiaramente un comandante», racconta Pareen Sevgeen, comandante della milizia femminile curda Yja Star”

Ma qual è esattamente il ruolo delle donne all’interno del Califfato? A spiegarlo è un documento Isis:

“Le donne hanno un ruolo. Ed è un ruolo stabilito da Dio. Possono sposarsi a nove anni, devono stare in casa con il marito e i figli, combattono solo se strettamente necessario, non devono avere un lavoro, se non quello di maestra o di dottoressa. Ma soprattutto si afferma che le donne possono abbandonare il loro ruolo domestico per il jihad «se il nemico attacca il loro Paese e se non ci sono abbastanza uomini per proteggerlo, e se gli imam emettono una fatwa in merito». A confermare tutto ciò, sono anche le testimonianze che arrivano sulla presenza della brigata femminile Al Khansaa, composta da donne, comandata da uno stretto gruppo di foreign fighters britanniche, che si dedica con ferocia e determinazione al controllo della moralità delle altre “sorelle””

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