Mineo, c’era davvero bisogno di scrivere “subalterno a una donna”?

Pubblicato il 5 novembre 2015 12.45 | Ultimo aggiornamento: 5 novembre 2015 18.27

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di Alessandro Avico
 
Mineo, c'era davvero bisogno di scrivere "subalterno a una donna"?

R OMA – “Lui sa che io so. So quanto possa sentirsi subalterno a una donna bella e decisa, fino al punto di rimettere in questione il suo stesso ruolo al governo. Io so, ma non rivelo i dettagli di conversazioni private. Non mi chiamo Renzi, non frequento Verdini, non sono nato a Rignano”. Queste parole, che per la loro portata e dimensione non possono essere definite come un “attacco” a Renzi, ma rasentano la minaccia, sono state scritte su Facebook da Corradino Mineo, ex direttore di RaiNews e fino a poche settimane fa anche esponente del Pd. Stesso partito del premier. Stesso partito appunto di…Renzi. C’era davvero bisogno di scrivere e rendere pubbliche certe frasi? Sono quel genere di cose che magari uno lì sul momento può anche arrivare a pensare, ma scriverle e gettarle al dominio pubblico…

Ma mettiamo in ordine i pezzi e vediamo cosa ha scatenato la furia di Mineo, cosa l’ha spinto così oltre, cosa l’ha portato a quel “lui sa che io so”, che sarebbe come a dire “occhio a quello che fai che poi io parlo”, ma soprattutto a dire “subalterno a una donna bella e decisa”, frase che fa evidentemente fa riferimento a una donna misteriosa (o anche no) di cui è chiaro che Mineo conosce il nome.

Tutto comincia da un’intervista concessa da Renzi a Bruno Vespa per il suo nuovo libro. Intervista in cui Renzi dice, tra le altre cose:

“Corradino Mineo? Un anno fa annunciò le dimissioni da senatore dopo aver offeso in modo squallido i bambini autistici. Disse: ho sbagliato, me ne vado. E’ sempre lì,a spiegare come va il mondo. Al massimo si dimette dal Pd, ma la poltrona non la lascia, per carità”.

Apriti cielo. Mineo ha preso la tastiera in mano e si è messo a scrivere di foga, arrivando appunto a quei toni e quelle frasi che hanno scatenato il putiferio. A far discutere sono ovviamente quelle due frasi, con un tono vagamente minaccioso, “E lui sa che io so” e fortemente allusivo quando si parla di questa misteriosa donna. Sono questi due passi più di tutti a scandalizzare gli esponenti del Pd. Il renziano Andrea Marcucci parla di “bassezze” a cui replicare “con il silenzio”.

Ma invece del silenzio Mineo si rimette sulla tastiera e scrive una seconda lettera. Ci tiene a spiegare che da parte sua non c’è stata nessuna minaccia e che contro di lui è stata attivata “la macchina del fango”. Ma sulla frase della donna misteriosa come si spiega Mineo? Ecco la risposta:

Io la Boschi non l’ho citata e chi fa il suo nome se lo inventa. Non confermo nel modo più assoluto di essermi riferito a lei, ci sono in Parlamento altre donne belle e decise, come la Finocchiaro”.

Belle e anche decise, ce ne sono tante in Parlamento. Forse la risposta di Mineo non è proprio azzeccata, così come non lo è stata la prima uscita. Come commentare queste frasi? Forse la definizione migliore l’ha data Antonella Baccaro sul Corriere della Sera:

A un uomo di sinistra, come Corradino Mineo, che da una vita è schierato in prima linea in tutte le battaglie civili, tra cui quelle sulla parità tra i sessi, non si può consentire nemmeno l’attenuante (per così dire) di essere portatore di un pensiero retrogrado. Quando lui parla, come ha fatto ieri di subalternità alle donne come se questo fosse un insulto, una diminutio , qualcosa che degrada l’uomo e debilita in particolare quello che governa, rilancia un modo di pensare oscurantista e sessista che vorremmo venisse considerato per quello che è: un’aberrazione.