Su Tong, lo scrittore di Mogli e Concubine che con i simboli racconta la Cina

Pubblicato il 18 maggio 2015 14.00 | Ultimo aggiornamento: 18 maggio 2015 14.00

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di Redazione LadyBlitz
 

ROMA – Il suo libro “Mogli e concubine” ha fatto la storia recente della letteratura cinese, così come il film “Lanterne rosse”, ispirato al libro, ha fatto il cinema. Su Tong, scrittore dalla mente fine e geniale che ha raccontato la storia della Cina degli anni Venti-Trenta del Novecento attraverso i simboli orientali per eccellenza. La farfalla, il fiore di loto, la gru, sono solo alcuni dei simboli chiave della cultura cinesi utilizzati da Yimou ad inizio di ogni suo racconto. Ora Su Tong torna con una raccolta di storie fantasy e Renata Pisu su Repubblica dedica un sapiente articolo in merito allo scrittore che ha fatto la storia in simboli della cultura cinese:

“Oggi il cinquantenne Su Tong sfugge a ogni rigida etichettatura. Anche se forse potrebbe essere annoverato tra i neorealisti storici, grazie ai romanzi in cui rivisita il passato: da quello più remoto agli anni Venti-Trenta del Novecento, che lui ha esplorato in Mogli e concubine . Il libro da cui il regista Zhang Yimou ha tratto il film Lanterne rosse. Una pellicola dal successo planetario, definitiva consacrazione in patria e all’estero anche per Su Tong. Che infatti anche qui in Italia è stato ampiamente tradotto”

E infatti è proprio a Su Tong che la sinologa Rosa Lombardi dedica un’antologia dei suoi scritti dal tutolo Racconti fantastici e crudeli che uscirà a fine maggio per la Eir. Scrive Renata Pisu:

“Una raccolta di storie scovate in varie riviste letterarie degli anni Novanta: giornali che promuovevano una letteratura “alta”, restia alle lusinghe di facili successi commerciali che miete invece chi si dedica al genere wuxia (le saghe di arti marziali, che oltre ai libri hanno prodotto negli anni grandi successi cinematografici, come il cult La tigre e il dragone di Ang Lee); o ai romanzi porno più o meno soft”

I simboli cinesi, per Su Tong, sono stati sempre la chiave dei suoi racconti. Si legge su Repubblica:

“Come interpretare i simboli che pone come a dedica o epigrafe di ogni racconto, il fiore di loto, la farfalla, la gru? «Sono simboli popolari nella cultura cinese, li conoscono tutti. La farfalla. compare nel famoso sogno di Zhuangzi: “Sono Zhuangzi che sogna di essere una farfalla o sono una farfalla che sogna di essere Zhuangzi?”. E poi la gru bianca, simbolo di longevità, il fiore di loto, simbolo di purezza.. Ecco, direi che nelle mie storie questi sono il punto focale della narrazione». Una narrazione, la sua, che trascina il lettore per vie apparentemente incongrue: prima di tutto, un’aspettativa di eventi prodigiosi che si impone come riscatto dallo squallore della vita quotidiana in villaggi della Cina profonda; e poi l’avverarsi del magico tanto atteso, dell’inspiegabile, che invece di rendere irreali personaggi e vicende li riporta alle radici di credenze e modi ancestrali di intendere la vita e la morte. E appare allora chiaro che le due condizioni sono divise appena da un diaframma sottile, che si puà cogliere solo grazie alle at- mosfere incantate di queste storie, prive — e non è certo un caso — di riferimenti precisi. Così gli accenni che potrebbero far capire in che tempo si svolgano i racconti sono rari, scarni, bastano solo a far capire che siamo ai giorni nostri; ma essere preciso a Su Tong non interessa, non solo in questa raccolta ma anche nei suoi romanzi storici, come Quand’ero imperatore (Neri Pozza, 2004), la cui trama si dipana senza una data, senza un’ambientazione che sia riconducibile a quella o a questa dinastia. «È vero, nelle mie opere il tempo storico non è mai definito», ammette Su Tong: «Il tempo si ripete sempre e a me interessa raccontare storie di uomini, non eventi storici »”