Maria Angiolillo, regina dei salotti romani: 60 anni di storia, trame e segreti

Pubblicato il 8 maggio 2015 17.05 | Ultimo aggiornamento: 8 maggio 2015 17.06

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di Daniela Lauria
 
Maria Angiolillo, regina dei salotti romani: 60 anni di storia, trame e segreti

R OMA – Lei non c’è più ma del suo salotto, luogo di incontro dei potenti d’Italia tra le due Repubbliche si continua a parlare. Lì si è consumata la storia politica e mondana del Paese, si sono stretti accordi politici e forse affari ad altissimi livelli e si nascondeva una madre, ascesa al trono di regina indiscussa dei salotti, che per anni ignorò le cartoline e le lettere di un figlio segreto riemerso dal passato. Lei è Maria Angiolillo, al secolo Maria Girani, vedova del senatore del Partito Liberale e fondatore del quotidiano Il Tempo, Renato Angiolillo. La donna che il Parlamento ha salutato con un minuto di silenzio, un giorno d’ottobre del 2009. La sua casa, il Villino Giulia affacciato sulla scalinata di Trinità dei Monti, in piazza di Spagna, fu un crocevia di tale rilievo da meritarsi il nome di “Quarta Camera”. 

A lei è dedicato il libro La signora dei segreti, ultima fatica letteraria di Bruno Vespa, che di quelle cene fu assiduo frequentatore, e Candida Morvillo, giornalista di IO Donna, il femminile del Corriere della Sera, sulle cui pagine svelò nel 2012 l’esistenza di Udo Maria Gregory Franck de Beurges, figlio segreto di Maria Angiolillo e ricostruì poi il giallo dei gioielli scomparsi dopo la morte della stessa, contesi tra i figli delle prime nozze di Renato Angiolillo e il primo figlio di Maria Girani, Marco Bianchi Milella.

La signora dei segreti (Rizzoli, 420 pp. 20€) è il racconto di 60 anni di storia italiana, un po’ “romanzo d’appendice, con con un retrogusto di tragedia greca” (la definizione è di Paolo Conti, Corriere della Sera). Il tutto attraverso l’avventurosa scalata sociale di una ragazza venuta dal nulla, Maria Girani, divenuta contessa de Beurges e poi signora Angiolillo.

Per più di mezzo secolo le sue facoltose cene furono un rito ripetuto all’infinito, sei, sette volte l’anno: appuntamenti fissi ottobre, dicembre, luglio. Quasi una setta segreta fin quando Dagospia non le rovinò la festa, piazzandogli davanti casa Umberto Pizzi, che cena dopo cena immortalò l’imponente sfilata di politici e industriali che approdavano alla corte di Madame Angiolillo o Maria Saura, come la soprannominò Roberto D’Agostino.

Sfogliando le pagine del libro, così come le liste dei suoi invitati, ci si imbatte indifferentemente in personaggi mitici come Wanda Osiris, Luchino Visconti, Indro Montanelli e Gaetano Afeltra e poi la creme creme della piazza politica romana da Amintore Fanfani a Giulio Andreotti, da Silvio Berlusconi a Umberto Bossi, Gianfranco Fini, Massimo D’Alema, Gianluigi Bersani o Fausto Bertinotti. Ma soprattutto Gianni Letta, sempre al tavolo d’onore seduto al suo fianco. E poi industriali come Gianni Agnelli ed Henry Ford, o alti prelati come Paul Marcinkus e il cardinale Camillo Ruini. Insomma c’erano tutti, ma proprio tutti.

Nel libro si trovano anche gustosi aneddoti come quello che svela l’origine del soprannome dato a D’Alema, “spezzaferro”:

La prima volta che andò ospite a casa Angiolillo, nel novembre 1995, D’Alema rivelò da dove nasceva il nomignolo di «Spezzaferro» che era comparso sui giornali: «Per allentare la tensione, spezzo con le mani in otto frammenti i tappi dell’acqua minerale». E aggiunse serio: «Fini non ne sarebbe capace».

E poi il caso del tesoro Angiolillo, approdato anche nelle aule dei tribunali statunitensi. La storia giudiziaria, raccontata recentemente anche in un altro libro Salotto e Potere: i segreti di Piazza di Spagna della giornalista molisana Giovanna Ruggiero, nasce proprio in Molise dove la Procura di Campobasso ha aperto sei anni fa un’inchiesta per appropriazione indebita guidata dal pm Fabio Papa. Tra i preziosi c’era anche il mitico Prince Diamond, il diamante rosa da 34,65 carati, stimato 40 milioni di dollari (50 milioni di euro). Diamante che apparteneva appunto al senatore Angiolillo: nel suo testamento i monili non erano menzionati e, per il diritto di famiglia dell’epoca, spettavano ai figli. Li tenne invece la vedova, che ne rimandava la restituzione.

Oggi, sempre a Campobasso, è infatti in corso il processo che vede imputati il figlio di Maria Girani, Marco Oreste Bianchi Milella e il gemmologo svizzero Louis Hervè Fontaine. Secondo l’accusa e in base alle intercettazioni telefoniche, sarebbe stato proprio il figlio di Maria Girani a prendere i gioielli di Renato Angiolillo da Villino Giulia a Piazza di Spagna e ad interessare il gemmologo per la vendita. Il tutto dopo la morte della Girani nel 2009.