Uomini e donne: lei parla tanto, lui ascolta poco. E quando è lui a parlare tanto?

Pubblicato il 4 maggio 2015 12.27 | Ultimo aggiornamento: 4 maggio 2015 12.27

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di Redazione Ladyblitz
 
Uomini e donne: lei parla tanto, lui ascolta poco. E quando è lui a parlare tanto?

R OMA – Le donne è risaputo, parlano in media più degli uomini e come spesso accade gli uomini non sempre le stanno ad ascoltare. Ma ragionando al contrario, quando gli uomini parlano, le donne stanno veramente sempre ad ascoltare con attenzione? Veronica Mazza per Repubblica Donna ha parlato con un personal life coach che le ha dato alcune dritte per imparare ad ascoltare in modo attivo il proprio uomo. Ecco i risultati.

In media il genere femminile pronuncia circa 20.000 parole al giorno, mentre i maschi solo 7000. E questa loquacità e abilità comunicativa è dovuta ai livelli più alti di FOXP2, la cosiddetta “proteina della lingua”. Insomma siamo piene di parole che non sempre riusciamo a controllare, che spesso vengono fuori come un fiume in piena. Per rabbia, per imbarazzo, per gioia o semplicemente perché vogliamo farci capire fino in fondo da lui. Ma siamo brave allo stesso modo a metterci in ascolto quando parla il partner? O non resistiamo alla tentazione di dire la nostra interrompendolo e non capendo sul serio quello che ci vuole dire? Perché in realtà quando diamo spazio alle sue parole, possiamo scoprire più cose di noi stesse di quanto immaginiamo, migliorando notevolmente il feeling di coppia. Ne parliamo con il personal life coach Alessandro Cozzolino, che ci spiega come imparare ad ascoltare in modo attivo il proprio uomo, dando una marcia in più alla comunicazione con lui e alla storia d’amore.

Saper ascoltare sembra essere una funziona naturale e spontanea, ma nella pratica non lo è. Perché? 

“Anche se apparentemente non sembra richiedere alcuna abilità, in realtà è una competenza emotiva che va allenata. Ci riesce chi non è troppo concentrato su se stesso, chi sa e vuole davvero mettersi nei panni dell’altro, chi cerca un ponte superando qualsiasi muro, un muro che ha un nome ben preciso. Si chiama ‘ego’ e ce l’hanno sia gli uomini che le donne, e non gradisce quando i riflettori sono puntati altrove. Quando ascoltiamo l’altro, molto spesso, ci lasciamo distrarre dalla nostra vocina interiore che sposta l’attenzione su cosa e come controbattere non appena il nostro interlocutore avrà finito, se e quando gli permetteremo di terminare ciò che ha da dirci. Ecco perché, la maggior parte delle volte, più che ascoltare chi abbiamo davanti, in realtà stiamo solo seguendo il nostro monologo interiore, senza alla fine andare da nessuna parte”.

Che vuol dire ascoltare sul serio chi abbiamo di fronte?

“Significa accogliere, abbracciare, “com-prendere” l’altro (nel senso di ‘prendere insieme’). È una sorta di fusione a cui non tutti sono davvero interessati. I più vogliono essere capiti, visti e percepiti, ma quasi nessuno è disposto a fare tutto questo nei confronti del prossimo. Viviamo nell’era di whatsapp, di Internet e dei social network. La nostra comunicazione sta diventando sempre più fredda, sintetica, distaccata, anonima e paradossalmente asociale. Leggere un messaggio non ha assolutamente niente a che vedere con il vero ascolto. Che invece significa lasciarsi andare, trasportare, condurre da e verso l’altro con vivo interesse e attiva partecipazione”.

Quanto è importante mettersi in reale ascolto del partner?

“Quando si sceglie di intraprendere un cammino a due, occorre tenere bene a mente che c’è un ‘noi’ di cui prendersi cura. Sebbene sia oltremodo importante conservare i propri spazi privati e riservati, quel ‘noi’ che abbiamo deciso di creare ha bisogno di cure, di attenzioni e di ascolto, come fosse un figlio. Ascoltare e sentire non sono sinonimi. Come non lo sono osservare e vedere. Mentre ascoltare e osservare richiedono attenzione, partecipazione attiva, empatia e concentrazione; sentire e vedere sono, in un certo senso, verbi ‘passivi’, in quanto non richiedono alcuno sforzo ‘attivo’, né intellettivo né alcun particolare coinvolgimento da parte nostra, giacché sono i nostri sensi a svolgere tutto il lavoro, non la nostra vera attenzione. Peccato che la stragrande maggioranza della gente trascuri del tutto o non conosca per niente questi piccoli dettagli tutt’altro che insignificanti della lingua italiana. E dell’essere umano”.