“Prince non dormiva da 6 giorni quando è morto”

Pubblicato il 27 aprile 2016 10.16 | Ultimo aggiornamento: 27 aprile 2016 10.16

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Scostumista: Grazie Prince, Nothing compares 2 u

R OMA – Aveva lavorato per 154 ore di fila, non dormiva da 6 giorni. E’ quello che racconta il cognato di Prince, marito della sorella, a proposito delle ultime ore del cantante morto nei giorni scorsi. Prince , qualche giorno prima di morire, era stato ricoverato per una overdose da oppiacei e potrebbe aver assunto dei farmaci dopo il ricovero. Un mix che potrebbe aver fatto collassare il suo cuore.

Prince Rogers Nelson, noto con il nome d’arte di Prince, è morto il 21 aprile 2016. Nel 2004 la rivista Rolling Stone lo ha inserito al 27º posto nella lista dei 100 migliori artisti. Una settimana prima del decesso Prince fu ricoverato in ospedale per una overdose di oppiacei e non per una banale influenza come invece dichiarato dal suo manager. Lo sostiene Tmz, il sito che ha dato per primo la notizia della morte della popstar. Il ricovero di cui si parla risale al 15 aprile scorso, quando l’aereo privato di Prince fece un atterraggio d’emergenza in Illinois, di ritorno da un concerto ad Atlanta, e l’artista fu ricoverato d’urgenza.

Lo stesso Tmz in quell’occasione parlò, citando il suo manager, di un ricovero di qualche ora dovuto al peggioramento di un’influenza con la quale Prince era alle prese da qualche giorno. Invece, sostiene il sito di gossip, Prince fu sottoposto ad un trattamento urgente (tecnicamente il ‘save shot’) per una overdose da oppiacei. I medici avrebbero voluto trattenerlo in ospedale per qualche giorno, sostiene ancora Tmz, ma non essendo disponibile una stanza privata l’entourage del cantante ha chiesto di farlo dimettere. Prince è stato sposato con Manuela Testolini (2001–2006), Mayte Garcia (1996–2000).

Nel corso di un’intervista con Repubblica, Prince aveva parlato della sua carriera attuale e di come sia cambiato il modo di fare musica e essere artisti:

“Il problema è che oggi nessuno impara più la tecnica – aveva detto – non ci sono più grandi band jazz e fusion. Ma del resto oggi non c’è più nessuno da imitare, non ci sono più i Weather Report o gli Al Di Meola”.