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Prova costume e “cultura della dieta” addio: la body positive è ora

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Contro l’idea della dieta ossessiva e degli ideali del corpo ereditati da Generazione X e boomer, la Gen Z è per il body positive. I nostri complessi? Sono andati in ferie. In vacanza al mare, in costume, più esposti agli sguardi degli altri e ai nostri stessi -spesso pesantissimi- giudizi, provare invece ad essere come si è. Non aspirare alla perfezione delle forme secondo un modello estetico che non è detto ci stia bene, e ci appartenga. E pazienza se le celebrities che ammiriamo e le influencer che seguiamo su instagram mostrano il lato migliore di loro stesse, molto spesso il lato b.

Accettarsi, essere se stessi, piacersi e volersi bene quasi come una cura di salute mentale. O perlomeno provarci, giudicarsi di meno ed evitare ossessioni. Di bellezza, di magrezza, e puntare dritti allo stare bene in salute. Il che non vuol dire fregarsene della bilancia ovviamente ma provare ad evitare insicurezze malsane e schemi alimentari dannosi.

La stagione del body positive è adesso.

E’ un fatto anche generazionale

Le persone, soprattutto le donne, di generazioni precedenti appartengono alla ‘cultura della dieta’. Si cominciava da adolescenti e non si smetteva mai per tutta la vita. Molto spesso ci si concentrava nel periodo precedente la famigerata prova costume. Naturalmente questo non ha significato essere persone magrissime perché anzi alla dieta seguiva il recupero del peso. Il cosiddetto effetto yoyo. Ma ‘stare a dieta’ è stato per molte una condizione esistenziale e frasi come ‘Domani comincio la dieta’ sono risuonate in ogni casa per decenni.

Questo è stato in tanti casi una sorta di imprinting sui figli che tentano di assomigliare ai genitori, alle madri con risultati molto spesso problematici.

Se si leggono i report delle associazioni sui disturbi alimentari è pieno di giovanissimi che evidenziano questa linea diretta genitori-figli in tema di insicurezza corporea.

“Avevo 10 anni quando ho iniziato a sentirmi insicura riguardo al mio corpo. Quando avevo 11 anni ho iniziato a provare vergogna per il cibo. A 13 anni, ho iniziato a limitare il mio mangiare. Quando avevo 17 anni ero su Weight Watchers” si legge ad esempio su Neda (l’associazione Usa contro i disturbi alimentari) riportata da Teen Vogue.

E in Italia?

Ma in Italia non sarebbe diverso. Secondo una studio di Common Sense Media, è probabile che i bambini di età compresa tra 5 e 8 anni che pensano che le loro madri siano insoddisfatte del proprio corpo avranno le stesse idee sui loro corpi. Forse peggio, un bambino su quattro ha provato la dieta all’età di 7 anni.

Per le ragazze di oggi, le loro madri probabilmente hanno iniziato a fare la dieta a un’età adolescenziale simile, e le loro madri prima di loro. E, per culture diverse, queste pressioni ereditate dalle madri possono manifestarsi in modi diversi e intensi. I cibi, i metodi, la tradizione culturale e la terminologia sono cambiati, ma l’obiettivo è rimasto lo stesso: diventare più magri, indipendentemente dalle conseguenze negative o dalle ripercussioni personali.

La nuova generazione del body positive

I giovani di oggi stanno lottando sempre più contro l’idea degli ideali del corpo. Una generazione transnazionale di attivisti ha aperto la strada ad avere un occhio più critico sul tema. Tuttavia, nonostante una maggiore rappresentazione di diversi tipi di fisico e proclami esteriori di amore per se stessi, le lezioni che hanno imparato in quegli anni dell’infanzia su come bisognerebbe apparire rimangono impresse  nonostante le migliori intenzioni.

“Mia madre è nata alla fine degli anni ’60, facendo parte della Generazione X. È nata durante l’ascesa della cultura della dieta come la conosciamo oggi. Ovvero il sistema di credenze della società che dà la priorità alla forma e alle dimensioni del corpo rispetto al benessere, equiparando la magrezza alla salute e morale.

È un intero sistema di sentimenti, pensieri e spostamenti nel mondo. È tutto, dalle norme di genere che si aspettano particolari regimi alimentari e forme corporee da uomini e donne fino al modo in cui l’industria dei media sostiene la cultura della dieta”, ha affermato Emily J.H. Contois, autrice di Diners, Dudes and Diets: How Gender and Power Collide in Food Media and Culture.

“Le donne della Generazione X e del Baby Boomer, come mia madre – ha proseguito l’autrice – sono cresciute radicate nella cultura della dieta che diceva loro che essere magre, bianche e convenzionalmente attraenti erano le cose più importanti. I loro modelli di celebrità erano in gran parte tutti magri. La cultura pop implicava la perdita di peso e una nuova dieta alla moda appariva apparentemente ogni anno. C’era la dieta del pompelmo e la dieta dei biscotti negli anni ’70. Zuppa di cavolo e Slim-Fast negli anni ’80. La mania a basso contenuto di grassi degli anni ’90. Queste donne hanno poi inavvertitamente trasmesso le loro abitudini tossiche alle loro figlie.

Ma la loro Generazione Z e le figlie millennials, come me, nate in una crescente rivoluzione della positività del corpo – o, più recentemente, della neutralità del corpo – e dell’accettazione di sé, sono arrivate a riconoscere il comportamento delle loro madri come problematico.

Cultura della dieta, il rapporto madre-figlia

Per le donne che hanno una storia di dieta – penso che a volte trasmettano quelle idee distruttive su come dovresti mangiare, come pensi ai cibi “buoni” e “cattivi”, cosa significhi essere magri”. Molte madri vogliono il meglio per le loro figlie, ma i loro ideali non sono necessariamente gli stessi delle loro figlie.

Ci sono testimonianze, lette su Teen Vogue, come quella di Meg, 57 anni, cresciuta vergognandosi del suo corpo. Indotta a dieta quando era molto giovane e con disturbi alimentari che sono persistiti fino all’età adulta. Quando Meg ha avuto sua figlia, Carson, che ora ha 22 anni, sapeva che non voleva trattarla come l’avevano trattata i suoi genitori. Ma quando Carson ha guadagnato peso, Meg è andata nel panico e ha iniziato a limitare il suo mangiare, perpetuando il ciclo.

Nutrizionista e insegnante di yoga con sede a Los Angeles, era cresciuta pensando che il suo valore come essere umano era direttamente legato al peso del suo corpo. La strada per l’autoaccettazione è dura, ma c’è oggi una maggiore consapevolezza sociale, all’interno della Generazione Z e dei millennial e anche nella società in generale.

“C’è molta più diversità in termini di dimensioni e forme e ciò che le persone indosseranno e come metteranno in mostra i loro corpi con orgoglio”. Rompere il ciclo tra madri e figlie è un inizio. L’educazione – su cos’è la cultura della dieta, come si manifesta, come influenza le relazioni e come combatterla – può essere la chiave per rompere questo ciclo tossico.

L’esempio di Instagram

Non è una cosa facile da fare francamente, senza contare il potere ipnotico dell’industria della dieta che solo in Usa è quotata 71 miliardi di dollari. Ma gli spunti per cambiare ci sono, anche con punte di ironia come quelle di Freeda, l’account Instagram che propone post all’insegna di altri mondi estetici possibili.

Qualche giorno fa c’era una ragazza curvy sorridente in costume in spiaggia. Il testo accanto, con oltre 16mila cuori di approvazione diceva: E un giorno ci sarà un clic.⁠ Ti renderai conto che non devi cambiare.⁠ Riuscirai ad accettarti, ti amerai, ti abbraccerai.⁠ Amerai e sarai grato per ogni parte del tuo corpo.⁠ Un giorno ti guarderai allo specchio e ti crederai davvero quando dirai: ‘Ti amo, sei bellissimo’.⁠⁠ Tutto è iniziato da quel giorno in cui hai deciso di dare la priorità all’amore per te stesso.⁠ Non è stato un viaggio facile o veloce”.

Tutto questo non significa w il sovrappeso ma w l’unicità dei corpi. Viva il fare del bene a se stessi curando la nostra salute che è diverso dal farci imporre modelli di bellezza e perfezione.

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