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Il Registro delle unioni civili anche a Milano?

MILANO – Giuliano Pisapia è intervenuto alla presentazione della raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare da portare al parlamento dicendo: “Puntiamo a una proposta condivisa, il registro delle unioni civili “era nel programma elettorale” della coalizione. E assicura che “entro la fine dell’anno ci sarà”. Perché, nonostante quelle che definisce “discussioni e confronti”, questo è “un impegno” che Pisapia ribadisce di voler rispettare, forse per non essere da meno dell’altro sindaco arancione, Luigi De Magistris, che a Napoli  è riuscito  a ottenere il via libera del Consiglio Comunale già dal 14 febbraio scorso. A costo, incalza Pisapia, di “sostituirsi” al Consiglio comunale e far superare gli eventuali ostacoli da un documento votato dalla giunta.

Ed è proprio sulla compattezza dei suoi assessori, dopo i dubbi e i distinguo del vicesindaco Maria Grazia Guida (cattolica eletta nella lista del Pd), che il sindaco cerca di interrompere le polemiche. “Vi posso garantire che su questo c’è e mi è stata confermata l’unanimità della giunta”, ha scandito riferendosi in modo indiretto, ma chiaro, alla vicesindaco.

Quello lanciato da Pisapia, però, è anche un richiamo all’aula che dovrà votare il registro. Dai banchi di Palazzo Marino si aspetta una proposta che sappia trovare «consensi» anche al di fuori del centrosinistra. Ma le parole del sindaco suonano forti soprattutto per i suoi, quando spiega: «Credo e sono convinto che il Consiglio arriverà a una soluzione condivisa che avrà le sue obiezioni di coscienza, basta che siano reali e non strumentali».

Non era un ‘palco’ qualsiasi, quello da cui Pisapia ha tirato dritto sul registro. Il sindaco ha dato rassicurazioni durante il lancio della raccolta delle cinquantamila firme necessarie per la proposta di legge di iniziativa popolare sulle coppie di fatto. Una campagna – Una volta per tutti  promossa dagli organizzatori del Padova Pride Village – per chiedere al Parlamento tre livelli di riconoscimento: dalle garanzie minime per le coppie sia eterosessuali sia omosessuali, fino a un istituto giuridico pensato solo per gli omosessuali sul modello della Civil Partnership Act inglese, quella che comunemente viene chiamato il ‘matrimonio gay’.

Quella proposta, Pisapia, non l’ha firmata. Anche se “qualsiasi legge di iniziativa popolare è una ricchezza”, ha detto. Augurandosi che il Parlamento – “un nuovo Parlamento” , che arrivi il prima possibile – si occupi presto di questa materia.

In prima fila c’erano i firmatari: Lella Costa, la deputata Pd Anna Paola Concia, il presidente onorario di Arcigay Franco Grillini, diversi consiglieri di Sel e Pd. E Paolo Hutter che, vent’anni dopo aver celebrato come consigliere comunale il primo matrimonio simbolico gay in Italia, è pronto a ricordare la ricorrenza il prossimo 27 giugno con una manifestazione in piazza Scala. Ma il capogruppo del Pdl Carlo Masseroli è scettico sull’unanimità della giunta arancione: “Significa forse che il prossimo rimpasto vedrà l’espulsione del vicesindaco Guida, dell’assessore Granelli e del cattolico Tabacci?”, è la provocazione, “o forse che per mantenere il posto bisogna rinunciare al proprio credo?”.

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