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Vino senza Solfiti Aggiunti… Una realtà in espansione!

Roma – Vino senza Solfiti Aggiunti… Una realtà in espansione!

(di Manuela Lantermino)

Quante volte vi è capitato di bere un buon bicchiere di vino ma dopo un pò avere un cerchio alla testa o problemi di digestione? Forse potrebbe essere colpa dei solfiti.

E già, perché questi antiossidanti presenti in molti prodotti alimentari, non risparmiano nemmeno i processi di lavorazione del vino, e nonostante non siano i più dannosi tra i conservanti utilizzati dall’industria alimentare, non sono certo sostanze raccomandate dai nutrizionisti.

Il problema è che il vino è uno degli alimenti che ne contiene in maggiori quantità, essendo questi già presenti naturalmente a seguito della fermentazione alcoolica, infatti l’anidride solforosa è presente in natura, e la fermentazione effettuata dai lieviti presenti sulla buccia dell’uva può generare fino a 40 mg/l di solfiti.

In realtà quelli incriminati sono i cosiddetti “solfiti aggiunti”, utilizzati nella produzione del vino, in vari momenti e con diversi scopi,  attraverso la solfitazione, che evita l’ossidazione del succo, limita lo sviluppo dei batteri, permette ai lieviti di avviare e portare a termine una corretta fermentazione nonché a stabilizzare il vino nel tempo.

Dunque eliminarli completamente non è possibile, ma ridurli sensibilmente, mantenendo a livelli minimi quelli naturali, è una realtà. Realtà sempre più frequente grazie a produttori responsabili ed ecosostenibili che operano con etica e innovazione.

Ma cosa si intende  quando si parla di solfiti o più propriamente di anidride solforosa, da indicare obbligatoriamente in etichetta con la dicitura “Contiene Solfiti” se superiore a una quantità di 10 mg/litro? La FDA (Food and Drug Administration) statunitense ne ha proibito l’uso sui cibi da consumare freschi, la Svizzera e l’Australia ne hanno vietato l’impiego.

In effetti, oltre che in vinificazione, i solfiti vengono usati in moltissimi alimenti: baccalà, gamberi, crostacei freschi o congelati, frutta secca, prodotti sott’aceto e sott’olio, marmellate, etc.

Proprio per questo, la dose giornaliera ammissibile di anidride solforosa per l’uomo, stabilita dall’Organizzazione mondiale della sanità, viene spesso superata con facilità anche da un bevitore moderato.

Tra i disturbi che queste sostanze possono generare vi sono la riduzione nella capacità di assorbimento della vitamina B e B12., fenomeni di ipersensibilità (soprattutto nelle persone asmatiche), reazioni allergiche, difficoltà digestive, faringite, mal di testa, ansia, fino a una serie di fastidiose conseguenze che riguardano in particolar modo le donne quali aumentato rischio di osteoporosi e acutizzazione della sindrome premestruale.

E allora è veramente indispensabile l’utilizzo dell’anidride solforosa per la produzione del vino visti i potenziali e molteplici rischi? Sembrerebbe proprio di no.

“La solforosa è una sostanza polivalente, antimicrobica e antiossidante, e relativamente economica – sostiene il professor Marco Esti dell’Università degli Studi della Tuscia -. Elimina quel carattere svanito tipico dei vini ossidati, attenua gli aromi sgradevoli e conserva più a lungo la freschezza. Ma la sperimentazioneha dimostrato che si possono fare buoni vini naturali senza usare allergeni, allargando la tipologia produttiva presente sul mercato e controllando la fermentazione malolattica nei vini bianchi, con il risultato di avere prodotti più stabili senza note di ossidazione”.

“Già i Greci usavano lo zolfo per sanificare le vasche di fermentazione ma è solo nel 1800 che l’anidride solforosa entra in cantina come antisettico per proteggere gli aromi e la freschezza del vino. Tuttavia attraverso l’agricoltura biologica e senza solfiti si possono fare vini più sani, più controllati, di qualità e con percentuali più basse di solforosa naturale”.

Ma come riconoscere un vino senza solfiti dall’etichetta?

Di seguito alcune indicazioni su quanto può essere riportato sui vini solfiti free:

  • CONTIENE SOLFITI > 10 mg/l;
  • CONTIENE SOLFITI FRUTTO DEL NATURALE METABOLISMO DEI LIEVITI DURANTE LA FERMENTAZIONE;
  • Qualità Vegetariana Vegan®
  • NON CONTIENE ALLERGENI AGGIUNTI

Quindi, fermo restando che l’importante è cercare di bere sempre vini di qualità e in dosi adeguate, da domani magari diamo un’occhiata in più all’etichetta dei vini che acquistiamo e controlliamo anche i solfiti.

Manuela Lantermino

Manuela Lantermino Giornalista enogastronomica, appassionata di territori, sapori e storie da raccontare. Scrivo per ladyblitz.it e alcune testate nel settore del food, ma soprattutto scrivo con il cuore.

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