WASHINGTON – Ipertensione e problemi cardiovascolari sono un rischio anche per i bambini: l’allarme arriva da uno studio pubblicato sulla rivista Pediatrics, che mette sotto accusa l’eccessivo consumo di sale anche tra i più piccoli.
La regola imposta ai genitori dai medici per l’alimentazione del neonato è “niente sale aggiunto ai pasti”. Ma viene disattesa con il passare del tempo, e con il crescere del bambino. E con l’aumentare del suo peso, naturalmente.
Intorno ai tre-quattro anni i bambini finiscono per mangiare gli stessi piatti dei loro genitori, sale incluso. Correndo anche gli stessi rischi.
I ricercatori americani dei Centers for Disease Control and Prevention, cioè i centri di prevenzione e controllo delle malattie, hanno studiato l’alimentazione dei giovani dagli 8 ai 18 anni, evidenziando un consumo di sale di gran lunga superiore a quello consigliato dai medici: 3,38 mg al giorno contro i 2,3 mg consigliati.
Di pari passo con il consumo di sale cresce anche il rischio di pressione alta e di malattie cardiovascolari. Addirittura l’ipertensione è diffusa tra i bambini quanto l’asma, anche se se ne parla molto meno.
Così i piccoli che mangiano più sale corrono un rischio doppo di pressione alta rispetto ai loro coetanei che seguono una dieta meno “salata”.
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