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Sophia Loren, 80 anni e un rimpianto: “Non sono mai stata bambina. Mai”

ROMA – Compie 80 anni, oggi 20 settembre, Sophia Loren, il volto più conosciuto al mondo del nostro cinema, una carriera iniziata giovanissima che l’avrebbe portata dove forse non immaginava nemmeno nei sogni più rosei di bambina. Cinecittà e Hollywood, film, Oscar, una vita di successo e lusso, eppure con un rimpianto: “Non sono mai stata bambina, mai”. Una vita non senza difficoltà, soprattutto all’inizio, come racconta un articolo de La Stampa che ripercorre tappe e carriera dell’attrice simbolo del cinema italiano.

Il talento, a differenza del corpo statuario, della vita sottile, del seno rigoglioso, delle gambe lunghissime e degli enormi occhi da gatta («tutto quello che vedete lo devo agli spaghetti»), non poteva essere naturale. Andava nutrito e coltivato e infatti, evitando di farlo sapere ai quattro venti, dopo i primissimi film, Sofia intensifica le lezioni di recitazione con i migliori insegnanti della capitale, studia le lingue, legge i classici anglosassoni che Carlo Ponti, già uomo della vita anche se era ancora sposato, le faceva recapitare: «Venivo da Pozzuoli, per avere tutto quello che ho avuto, ho sempre lavorato moltissimo».

Le difficoltà del dopoguerra, l’assenza del padre Riccardo che non aveva mai sposato la madre, i racconti sfocati sui primi mesi di vita, su quell’enterocolite che l’aveva tanto indebolita, si erano trasformati in armi potentissime, utili per affrontare Roma, Hollywood, la concorrenza delle altre dive, l’autorità dei registi: «Il carattere è la chiave di tutto e io sono testona, determinata ad andare fino in fondo. Se hai la determinazione puoi sognare anche la luna, con buone possibilità di arrivarci».

Nelle immagini di Sophia racconta la Loren, scritto e diretto da Marco Spagnoli, in programma alla Mostra di Venezia per le celebrazioni della stella che compie 80 anni il 20 settembre (e poi su Diva, canale Sky 133, nel giorno del compleanno), si vede la stupenda ragazza del primo provino e l’attrice consapevole che non sbaglia un colpo, che parla senza l’ombra di accento partenopeo, che sa essere professionale e insieme ironica. Al giornalista che, accogliendola sulla scaletta dell’aereo, le chiede se è vero che ha portato con sé 40 cappelli, Sofia risponde con un sorriso: «E che cosa me ne dovrei fare di 40 cappelli?». Agli operai della Fiat di Torino che l’applaudono mentre visita gli stabilimenti firma autografi con diligente pazienza, senza tradire un’ombra di stanchezza. A chi le parla di divismo ribatte saggia: «Essere star significa essere sempre nell’occhio del ciclone, ma anche sentirsi protetti e circondati dall’amore degli altri». Quanto alla bellezza, beh, quella «da sola non basta, ci vuole anche l’anima, e il cuore». E poi «bisogna saper scherzare e usare il cervello, sempre che se ne abbia uno».

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