Russia, scarcerata la Pussy Riot Yekaterina

Prima udienza del processo di appello contro le Pussy Riot04

(Ap/LaPresse)

MOSCA – La corte di appello di Mosca ha deciso la liberazione di Yekaterina Samutsevich, 30 anni, una delle componenti del gruppo Pussy Riot. Niente da fare per le altre due, la 22enne Nadezhda Tolokonnikova e la 24enne Maria Alekhina che rimarranno in carcere. La decisione del giudice che sospende la pena per la Samutsevich è stata motivata dal fatto che la giovane fu tirata fuori dalla cattedrale di Cristo Salvatore dall’intervento delle guardie prima di poter prendere parte alla performance incriminata.

Le ragazze, che hanno assistito all’udienza all’interno della gabbia di vetro nota in gergo come ‘acquario’, hanno sostenuto davanti alla corte che la ‘preghiera punk’ recitata nella chiesa a febbraio avesse una natura politica e non rappresentasse un attacco alla religione. L’inizio del processo, previsto già per il primo ottobre, era stato rinviato dopo che una delle tre aveva cambiato il proprio avvocato. Il tribunale ha iniziato l’udienza respingendo le mozioni della difesa, tra cui quella che chiedeva di convocare più testimoni della performance, per cui le tre sono state condannate a due anni di carcere con l’accusa di teppismo ed ora finiranno in una colonia penale fuori Mosca.

Alekhina, in Aula ha preso la parola ed ha accusato Putin di non essere migliore delle Pussy Riot ed ha aggiunto che la Chiesa ortodossa russa avrebbe ricattato la band punk, per ottenere il loro pentimento: “La Chiesa ortodossa russa attraverso il suo servizio stampa ha detto in televisione che avrebbe chiesto di alleviare la pena, se ci pentiamo. Tali dichiarazioni sono del tutto inammissibili in uno stato laico”. In merito al leader del Cremlino, la riot ha detto: “Siamo tutti e tre innocenti, siamo in prigione per le nostre idee politiche. Ma noi non siamo disposte a tacere. Il presidente ritiene che il nome del nostro gruppo sia indecente, io lo tradurrei come ‘la rivolta delle vagine’. Ma non è più indecente di un appello ad affogare i suoi nemici nei cessi”. 

A proposito della Samutsevich, i giudici hanno stabilito che può essere rieducata anche fuori del carcere. La corte ha ricordato all’imputata che dovrà attenersi ad una serie di limitazioni, tra cui andare due volte al mese al commissariato, e che non dovrà commettere altri reati. Yekaterina sarà rimessa subito in libertà.

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