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Houla dopo il massacro in cui hanno perso la vita 100 persone

DAMASCO – ”La recente strage di Houla, dove ha perso la vita un centinaio di persone, tra cui numerosi bambini, addolora e preoccupa profondamente il Santo Padre e l’intera comunità cattolica, nonché la comunità internazionale, che ha condannato unanimemente l’accaduto”. E’ quanto ha affermato il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, in una dichiarazione diffusa a proposito degli eventi drammatici e sanguinosi avvenuti in Siria negli ultimi giorni. ”Nel rinnovare il suo appello alla cessazione di ogni forma di violenza – ha proseguito padre Lombardi – la Santa Sede esorta le parti interessate e tutta la comunità internazionale a non risparmiare alcuno sforzo per risolvere la crisi attraverso il dialogo e la riconciliazione”. ”Anche i leader e i credenti delle diverse religioni – è la conclusione – con la preghiera e la collaborazione vicendevole, sono chiamati a promuovere con grande impegno l’auspicata pace, per il bene di tutta la popolazione”.

L’inviato speciale delle Nazioni Unite e della Lega Araba, Kofi Annan, è tornato a Damasco per far pressione sul regime dopo il massacro di Houla. L’ex segretario generale dell’Onu si è detto “inorridito” per la strage dove almeno 108 persone, tra cui 49 bambini e 34 donne, sono rimaste uccise e ha sollecitato il governo a intraprendere passi concreti per dimostrare se intende seriamente giungere a una soluzione pacifica della crisi in corso nel Paese. Parlando brevemente dopo il suo arrivo a Damasco, Annan ha detto di aspettarsi di avere una “discussione seria e franca” con il presidente siriano Bashar al-Assad che, secondo quanto riferito dal ministero degli Esteri siriano, incontrerà domani.

In un vertice last minute che si è svolto domenica 27 maggio, l’Onu ha duramente condannato la Siria per l’uso di armi pesanti contro la popolazione di Houla. Al termine di una riunione d’urgenza al Palazzo di Vetro di New York, i 15 stati membri hanno approvato il documento all’unanimità: il veto della Russia è stato evitato non attribuendo la responsabilità della strage al presidente siriano. Obama, invece, vorrebbe l’esilio di Assad. Secondo dati delle Nazioni Unite, la rivolta in Siria ha causato la morte di almeno diecimila persone da quando sono iniziate le rivolte contro il regime del presidente Bashar al-Assad nel marzo 2011.

Il premier britannico, David Cameron, e il presidente francese, Francois Hollande, hanno “espresso il desiderio” di lavorare insieme alla Russia per trovare una soluzione alla crisi. E’ quanto ha dichiarato un portavoce del governo britannico, dopo la conversazione telefonica tra i due leader, durante la quale Cameron ha anche espresso il suo appoggio all’idea di una riunione a Parigi nei prossimi giorni del gruppo dei paesi amici della Siria. “Di fronte a questa situazione inaccettabile e il mancato rispetto da parte del regime del cessate il fuoco – ha detto la portavoce – il primo ministro e il presidente hanno convenuto sulla necessità di agire insieme per aumentare la pressione della comunità internazionale e mettere fine alla sanguinosa repressione del popolo siriano che aspira alla libertà e alla democrazia”.

Per il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, il massacro di Houla ha “segnato una svolta” nella crisi siriana e “ha dimostrato come non siano più sufficienti le condanne e le dichiarazioni”. Per il titolare della Farnesina, “quello che è avvenuto non può continuare ad accadere” e la ‘soluzione yemenita’ caldeggiata dal presidente Usa Barack Obama per trovare una via d’uscita alla crisi siriana “è sicuramente una strada da esplorare”. Il Piano Obama, anticipato dal New York Times, prevedrebbe, tra l’altro, l’esilio di Assad e la permanenza al potere di alcuni esponenti della sua cerchia. Fondamentale, il consenso della Russia. Al riguardo, Terzi ricorda che “è annunciato che a margine della riunione del G20 di Los Cabos, queste sono per lo meno le anticipazioni che vengono date pubblicamente, ci dovrebbe essere un incontro importante fra la dirigenza americana e quella russa”.

Il Consiglio nazionale siriano (Cns), che riunisce gran parte dell’opposizione all’estero al regime del presidente Assad, ha rivolto un appello “ai Paesi amici” affinché aiutino la popolazione siriana a difendersi dalle violenze. “Il Cns chiede ai Paesi amici e fratelli del popolo di fornire aiuto prima che sia troppo tardi”, si legge in un comunicato del gruppo di opposizione, che chiede mezzi “efficaci di auto-difesa per fermare la distruzione della società siriana”. A due giorni dalla strage di Houla, il Cns ha ribadito l’invito alla comunità internazionale ad assumere al più presto “iniziative per fermare l’uccisione di civili” in Siria.

Ieri 28 maggio,  per la prima volta da quando è scoppiata la rivoluzione, 15 mesi fa, i commercianti hanno proclamato uno sciopero generale in segno di lutto per la strage di Houla, e per gli otto manifestanti uccisi dalle forze di sicurezza nel quartiere di Midan. Secondo quanto riferiscono gli attivisti e la popolazione locale, il 60-70% degli esercizi commerciali nella Città vecchia di Damasco hanno abbassato le saracinesche, in particolare quelli di Bab Sarijeh, Madhat Basha, al-Hariqa e al-Hamidiyeh, mentre in altri quartieri lo sciopero è praticamente totale, come a Midan, al-Qadam, Nahr Aysheh, al-Mojtahid e Qabr Atikah.

In questi quartieri si assiste quotidianamente a manifestazioni per chiedere la caduta del presidente Bashar al-Assad e i muri degli edifici sono pieni di slogan anti-regime. Secondo le testimonianze di alcuni attivisti, le forze di sicurezza e le milizie filo-Assad hanno cercato di aprire i negozi con la forza rompendo le vetrine e minacciando i commercianti di fare irruzione nei loro locali.

La Ap intanto, ha pubblicato le immagini del dopo-massacro di Houla. Le foto mostrano le case distrutte e i corpi ammassati e sono sconsigliate ad un pubblico sensibile: 

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