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Smartphone, tablet e wi-fi: il lavoro si porta a letto

NEW YORK – L’ufficio nel letto. Sono lontani i tempi in cui il bollore sotto le lenzuola arrivava da una fanciulla (o da un bel ragazzo). In tempo di crisi e high tech se sentite caldo sulle ginocchia è la “focosità” del laptop. 

Tra smartphone, tablet e simili, di tutte le marche e di tutti i tipi-dimensioni-colori, sono sempre di più le persone che si portano il lavoro nel letto. Appoggiati ad un cuscino leggono e rispondono alle e-mail, fanno telefonate di lavoro, scrivono e stilano programmi. Insomma: lavorano.

Secondo un’indagine pubblicata dal Wall Street Journal il fenomeno colpisce soprattutto i giovani. In Gran Bretagna i dati raccolti dicono che un lavoratore su cinque lavora a letto tra le due e le dieci ore a settimana. A New York ben l’80% dei giovani lavoratori svolge i propri “compiti” a letto.

Si tratta di un fenomeno talmente diffuso che le industrie di materassi e software hanno pensato bene di aumentare l’offerta di cuscini forati porta pc o di vassoi da letto da usare come piccole scrivanie. E ancora, schienali e supporti per le gambe e materassi inclinabili.

C’è però una controindicazione: lavorare a letto non fa bene alla salute. Aumenta i dolori muscolari e ossei e i problemi circolatori, oltre a favorire l’insonnia.

I ricercatori dell’Università del Michigan danno qualche consiglio per chi volesse lavorare dal proprio letto limitando i danni: meglio usare una tastiera staccabile dallo schermo, appoggiata su un cuscino, e sostenere gomiti e braccia in modo da non piegare i polsi mentre si scrive.

Mantenere sempre lo schermo all’altezza degli occhi per evitare di flettere il collo di oltre 15 gradi. Usare un cuscino lombare e fare una passeggiata almeno ogni ora. Quasi quasi conviene lavorare solo in ufficio…

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