Rivoluzione Disney: "Frozen" protagoniste insolite e pupazzi imperfetti

Rivoluzione Disney: “Frozen” protagoniste insolite e pupazzi imperfetti

3 Dicembre 2013 - di Claudia Montanari

ROMA – Era il 1937 quando la Disney ha presentato per la prima volta, in tutti i cinema americani, la magica storia di Biancaneve. Di primati, Biancaneve, ne ha avuti molti. È stato il primo lungometraggio in cel animation della storia del cinema, il primo film d’animazione prodotto in America, il primo ad essere stato prodotto completamente a colori e il primo film prodotto dalla Walt Disney Productions, nonché il primo Classico Disney. E il primo di una serie di cartoni animati che, adesso, le maggiori associazioni americane di genitori e di donne, criticano aspramente. 

76 anni dopo la prima apparizione di Biancaneve tante cose sono cambiate. E l’ultimo film della Disney, “Frozen – il regno di ghiaccio” è un po’ il simbolo di un cambiamento sociale iniziato già da qualche anno in cui l’immagine della principessa bella, immacolata, buona e gentile ha iniziato a scricchiolare. Portatrici dei più basilari stereotipi femminili, le principesse non piacciono più. Come non piace più l’immagine dei principi, delle bestie cattive, delle streghe brutte e maligne. Perché la verità è che nel 2013 questi stereotipi non reggono più.

In realtà è già da 10 anni che il trio Spielberg, Katzenberg e Geffen ci ha visto lungo e la DreamWorks ha ribaltato le carte presentando il cartone animato “Shrek”: il principe non è più azzurro ma verde ed è tutto tranne che bello: un mostro grassoccio e pacioccone, inizialmente burbero ma in fondo con un cuore d’oro. La nuova prospettiva è piaciuta tanto che la DreamWork ha bissato con Shrek 2 (e poi non sono mancati anche il terzo e il quarto capitolo) ed ecco che l’immagine della principessa è inesorabilmente cambiata: brutta e verde anche lei, ma tanto simpatica e, soprattutto, intraprendente.

La Disney deve averlo capito questo giro di carte ed ecco che con un abile gioco di polso ruota la frittata anche lei e lo fa con slancio deciso con “Frozen – Il regno di ghiaccio” in cui non regna più il sospirato amore tra la bella e il principe ma quello tra due sorelle, Elsa e Anna. Entrambe fondamentalmente buone d’animo, Elsa è stata resa fredda e scontrosa da un potere segreto e Anna, decisa a riprendersi la sua “vecchia” sorella, è pronta a lanciarsi all’avventura.

In Italia si preannuncia un vero trionfo: negli Stati Uniti ha totalizzato 93 milioni di dollari di incasso nello scorso week end, secondo solo a “La ragazza di fuoco” con Jennifer Lawrence. Una storia non convenzionale quella di Frozen i cui punti di forza sono tanta allegria e simpatia, un pupazzo di neve che perde pezzi ma mai la speranza e l’ottimismo, meravigliosi paesaggi innevati e una colonna sonora suggestiva e riuscita.

Il cartone animato si discosta un po’ dalla favola scritta da Hans Christian Andersen. Jennifer Lee, la regista, ha spiegato:

Non volevamo una regina cattiva assoluta, ci interessava un personaggio complesso e sfaccettato. Alla contrapposizione classica buona-cattiva, abbiamo preferito quello tra amore e paura

Non che a Jennifer Lee le principesse stile Biancaneve non le siano piaciute:

«Sono cresciuta con i film di Disney, ne amo le eroine, che appartengono però a epoche diverse. Io sono una regista e lavoro nel 2013, amo personaggi moderni, donne con cui ti puoi identificare, piene di difetti, incasinate, imperfette come siamo noi nella vita. Ormai molte donne sono entrate nel mondo dell’animazione, quando ho cominciato il progetto di Ralph spaccatutto metà della squadra era costituita da colleghe e non ho avuto percezione di un ambiente maschile, anche se in passato credo ci sia stato qualche problema. Oggi nella Disney c’è un equilibrio numerico tra uomini e donne, con il risultato che vengono creati personaggi più bilanciati. In questo l’animazione avanti rispetto al cinema in carne e ossa».

 

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