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Stoccolma calling, la youtuber Eleonora Cugurullo svela i pro e contro della vita svedese

Dalla Sardegna alla Svezia, passando per il Regno Unito. Eleonora Cugurullo è un’orgogliosa cagliaritana che a Stoccolma ha trovato il suo porto felice. 

Se volete emigrare nel Paese scandinavo sempre più ambito dagli expat, sappiate che i suoi video possono essere il vostro vademecum per capire come approcciarsi all’universo svedese, realtà lavorativa inclusa, non senza informazioni utilissime sulle relazioni sociali.

Sul suo canale Youtube, “Pilgrim“, troverete molte delle risposte alle vostre curiosità sullo stile di vita svedese. E fidatevi, una volta che inizierete a guardare i suoi video, non resisterete alla voglia di passare da un contenuto all’altro.

(Nel video che troverete in fondo alla pagina, la youtuber svela pro e contro della vita svedese).

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Eleonora, spaziando dalla vita nell’era Covid-19, all’emancipazione femminile, fino all’amore. Ebbene sì, perché in Svezia lei ha trovato anche quello.

L’INTERVISTA.

-Partiamo dall’attualità. Qual è stato l’impatto della pandemia sulla tua vita a Stoccolma? Quanto le tue abitudini quotidiane sono state stravolte?

EC: Nonostante quello che si dice in Italia riguardo la situazione in Svezia, la mia vita, cosi come quella di tanti Svedesi o residenti in Svezia, è decisamente diversa. Dall’inizio della pandemia ho lavorato esclusivamente da casa e la mia vita sociale è radicalmente cambiata. Da un anno e più frequento solo pochissimi amici fidati e alcuni familiari non a rischio, stando attendi a non incontrare mai troppe persone in un arco di tempo ravvicinato. I ristoranti hanno imposto delle chiusure prima alle 10 e poi negli ultimi mesi alle 8. Io personalmente sono andata solo in pochi luoghi di fiducia e in cui le distanze erano ben rispettate, e non molto frequentemente.

-C’è qualche lezione di vita che gli svedesi possono trasmetterci per “sopportare” al meglio la vita forzata tra le mura domestiche?

EC: Gli svedesi sono in generale calmi e pazienti, amano rilassarsi a casa e godere di momenti di relax con la famiglia o con poche persone ben selezionate. Il venerdì sera per esempio la tradizione è quella di mangiare tacos, un piatto molto conviviale e simpatico da condividere tutti insieme perché ognuno si serve da sé. Per proseguire la serata magari un bel gioco di società e un bicchiere di vino!

-In Finlandia si parla di Sisu, una filosofia di vita che fa dell’ostacolo una risorsa per esercitare le proprie virtù. La Danimarca è associata al concetto di Hygge. Cosa hai compreso invece del Lagom svedese in questi anni?

EC: Il lagom è uno stile di pensiero che significa “né troppo, né troppo poco”, ovvero in un certo senso che il giusto stia nel mezzo. Ho imparato sicuramente a moderare certi lati del mio carattere troppo accessi e a non reagire in maniera troppo affrettata.

– Se dovessi scegliere 5 aggettivi per descrivere Stoccolma, quali sarebbero?

EC: Elegante, vivibile, pulita, nordica e affascinante. Una sua caratteristica che adoro è che sia circondata dall’acqua, ma non saprei che aggettivo usare per quello!

SVEZIA E UNIVERSO FEMMINILE.

-Quando sei arrivata in Svezia, quale aspetto della vita delle donne ti ha più colpito? Quale abitudine hai voluto fare subito tua?

EC: Le donne svedesi sono molto orgogliose nel considerarsi al pari degli uomini, anche a livello di forza fisica. Facendo qualche esempio, molte non sopportano che si tenga loro la porta aperta o che sia l’uomo a pagare durante un appuntamento. Personalmente non sono molto interessata alla “causa femminista” in quanto preferisco giudicare le persone completamente in base alle loro capacità, senza la minima influenza del loro sesso; per cui la cosa che mi interessa di più è sincerarmi che il mio stipendio sia alla pari di un mio equivalente maschile.

-Di solito quando si parla dei paesi del nord Europa l’emancipazione femminile è tra i primi aspetti a essere celebrati. E’ davvero tutto così reale o c’è qualcosa che ti senti di criticare?

EC: Direi che è molto reale, soprattutto comparato ad alcune realtà nostrane che io faccio quasi fatica a pensare che esistano. Per fare un esempio, un’amica di amici venne assunta all’ottavo mese di gravidanza poco prima di andare in maternità (che in Svezia è parecchio lunga!) e le tennero il posto fino a che non tornò a lavoro.

-Cosa hai compreso invece delle realtà più periferiche, non cittadine. Le donne hanno uno stile di vita molto diverso?

EC: No, non credo ci sia molta differenza. Io ho vissuto solo a Stoccolma, ma amiche di cittadine più piccole o al Nord hanno sempre avuto esperienze simili a quelle che ho vissuto io.

-Puoi dirci 3 buoni motivi per cui una tua coetanea italiana dovrebbe fare le valigie con un biglietto di sola andata per Stoccolma?

EC: La città è bellissima e molto sicura per una donna, la vita culturale è interessante e l’equilibrio vita/lavoro decisamente tra i migliori al mondo.

-Pensi che la Brexit favorirà un esodo degli expat verso il Nord Europa?

EC: Senza dubbio! So già di molti british che hanno ottenuto il passaporto svedese per evitare di incorrere in problemi di visa.

L’ATTIVITA’ DI YOUTUBER E PITTRICE

-Quando è nata l’idea di diventare una youtuber? Quanto tempo della tua vita dedichi a questa attività?

EC: Avevo quest’idea a partire da circa 6 mesi prima di trasferirmi in Svezia e il trasloco mi sembrò il momento ideale per iniziare visto l’argomento interessante. Ho sempre amato esprimermi in canali pubblici, ho avuto tantissimi blogs, ma credo che negli ultimi anni i video vadano molto di più. Inoltre io stessa sono appassionata di altri canali già da tanto tempo! Dipende, in genere fare un video mi richiede in totale 3/4 ore di tempo tra girarlo, montarlo e preparare la pubblicazione. Inoltre spendo anche parecchio tempo su Instagram per creare nuovi contenuti e interagire con la mia piccola community. Direi che in totale “lavoro” sui miei social dalle 10 alle 15 ore settimanali.

-Pensi che la Svezia sia concretamente un luogo ideale per i “nomadi digitali”? Ne hai conosciuti molti?

EC: Dipende, ritengo che per vivere in Svezia sia importante avere un lavoro ben pagato in luogo; è troppo cara per lavori occasionali e free-lancers, a meno di non essere estremamente ben pagati o famosi. Fortunatamente spesso qua è concesso lavorare da casa, per cui è facile trovare un buon equilibrio tra vita e lavoro. Non conosco nessuno che penso possa rispondere a questa descrizione.

-Sei anche una pittrice. Quando hai iniziato a coltivare la tua arte?

EC: Ho iniziato anche quello poco dopo essermi trasferita in Svezia, esclusivamente da autodidatta. Ho imparato tramite libri, video su youtube e tanta, tanta pratica. Mi piacerebbe molto fare un corso in futuro, per perfezionarmi. Ho tanto da imparare a riguardo.

VITA PRIVATA.

-In Svezia hai trovato l’amore. Quali pensi siano i punti di forza di una coppia italo-svedese?

EC: Più che Svezia-Italia, credo sia l’unione Svezia-Sardegna che fa la forza. In Svezia moltissimi uomini preferiscono avere una partner che tenga le redini della situazione in mano e questo si adatta benissimo alla società matriarcale sarda e al mio carattere molto forte. Inoltre gli uomini svedesi sono molto sensibili e credo siano felici di poter relazionarsi con delle donne che capiscono bene i sentimenti e sanno come parlare delle proprie emozioni (una volta che si sentono a loro agio).

-Nei tuoi video Youtube hai dato ampio spazio all’analisi della relazioni sociali, spesso difficili da instaurare per chi arriva dall’estero. Quali sono gli atteggiamenti da evitare se si vuole stringere amicizia con una persona svedese?

EC: Sicuramente è importante non essere affrettati, non esagerare coi contatti o i messaggi quando si conosce qualcuno da poco. Gli svedesi hanno bisogno di molto molto tempo per fidarsi ed essere a proprio agio con te. Cercarli troppo viene vista come un’insistenza e da loro molto fastidio.

-Quali sono invece quelli che vengono più apprezzati?

EC: Apprezzare la loro cultura, magari chiedere informazioni su cose in cui la persona eccelle e sperare che capisca l’antifona e si offra di fare un’attività assieme a voi. Quasi tutti apprezzano la cucina italiana e se si è più in confidenza cucinare per loro è un ottimo modo per conquistare punti.

-Hai mai valutato l’ipotesi di tornare in Italia, magari presa da un momento di sconforto?

EC: Ad essere onesta no; so che a livello lavorativo non potrei mai accettare gli ambienti lavorativi italiani, gli straordinari, la mancanza di tempo libero e spesso uno stipendio che non garantisce una vita agiata e in sicurezza.

-Cosa ti manca di più della tua Sardegna?

EC: Della Sardegna mi mancano ovviamente i miei genitori, gli amici, il mare e le nostre prelibatezze culinarie (anche se per fortuna qua a Stoccolma si trova la mia amata bottarga!).

Silvia Di Pasquale.