cucina

Il vino di Brunello Cucinelli, avvolto da frasi di Marco Aurelio, Omero e Socrate

Brunello Cucinelli lascia il segno non solo nel settore della moda, con il suo prezioso cashmere, ma anche in quello del vino. L’imprenditore produce le sue bottiglie “Castello di Solomeo” nella vigna dell’omonimo e amato borgo umbro. Ad avvolgerle una carta che riporta, in italiano e in inglese, frasi di Marco Aurelio, Omero e Socrate, tanto amati dall’imprenditore umbro. Il primo vino, annata 2018, è stato presentato all’istituto dei Ciechi di Milano in una “cena amichevole” voluta da Cucinelli.

“Proprio come avveniva nell’antica Grecia, mi piace immaginare che questo nostro vino possa allietare i più piacevoli simposi di persone che rinnovano questo umanissimo rito”, ha detto Brunello Cucinelli del suo primo vino prodotto. “In questo luogo così ricco di storia e di fascino è stato davvero emozionante assaporare il primo sorso di questo vino almeno per me molto, molto speciale che è nato dalla nostra terra e da un lavoro di grande attenzione e passione” ha sottolineato.

Impiantato nel 2011, il vigneto si estende su una superficie di 5 ettari in cui si alternano tre tipologie diverse di suolo alluvionale argillo-sabbioso, alluvionale argillo-limoso e marnoso arenaceo, ciascuna abbinata con accuratezza ad uno specifico vitigno coltivato. È in grado di produrre circa novemila bottiglie per anno. Le uve scelte per il “Castello di Solomeo” sono Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Merlot, da cui nasce il prestigioso blend bordolese, a cui viene aggiunto il vitigno Sangiovese “come tributo alla cultura e alla tradizione vitivinicola del centro Italia”.

Da questa unione – è stato spiegato nella serata – nasce “un vino strutturato e al tempo stesso ricco di morbidezza”. Le oltre 20.000 piante che si snodano lungo i filari del vigneto di Solomeo – è stato detto ancora – vengono curate ogni giorno con l’obiettivo di “garantirne massima longevità e benessere”. Una filosofia agricola “secondo natura”. La scelta di disporre i filari seguendo un disegno a onda rende il vigneto simile ad un “giardino” e permette alle piante, grazie alla loro esposizione, di ricevere la massima quantità di luce favorendo l’arieggiamento. (ANSA).

Silvia_Di_Pasquale

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