MILANO – “Una persona turbata, non cattiva. Il tentativo di cancellare e ricoprire i disegni, poi, è ricorrente in chi ha disturbi della personalità, paragonabile all’autolesionismo”. A descrivere così Fabrizio Corona è Nicolai Lilin, scrittore e tatuatore che in esclusiva per Oggi, in edicola mercoledì 6 febbraio, “legge” la pelle tatuata dell’ex agente di fotografi ora rinchiuso nel carcere di Busto Arsizio. “I suoi tatuaggi sono un modo per punirsi e attirare l’attenzione su un disagio. È come se lui avesse di sé un’immagine perfetta, cui però sa di non somigliare, e quindi intervenisse sul suo corpo creando una finta perfezione”, aggiunge Lilin.
La pelle di Corona, che negli anni cruciali della sua ascesa e del suo declino si è riempita di segni e disegni racconta ancora molto altro, di lui: “Quella espressa nei suoi tatuaggi è una virilità scimmiottata, quasi compensatoria. Un’ansia di apparire maschio che fa pensare a una sessualità problematica, a un passato irrisolto”. E a proposito dei tanti richiami al carcere, sulla pelle di Corona: “Un modo isterico per far credere che il carcere non lo ha fatto soffrire e non gli fa paura. Un criminale vero non si comporterebbe mai così”. (Foto Lapresse).
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