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Attentati Parigi, come parlarne ai bambini: 5 consigli

ROMA – “Gli attentati di Parigi? Con i bambini non fate finta di nulla. Meglio parlarne. Anzi, prima di tutto mettersi in ascolto”: il consiglio, a pochi giorni dai terribili attentati francesi, arriva da Antonella Costantino, presidente della Società di neuropsichiatria dell’infanzia e adolescenza (Sinpia), che sottolinea come sia “impossibile che i bambini non si accorgano di cosa parlino i genitori o di cosa vedano in tv”.

Quindi dà cinque consigli per affrontare una questione delicata come il terrorismo in Europa e gli attentati di Parigi senza traumi.

  1. Non fate finta di nulla. Come spiega la dottoressa Costantino, “i bambini capiscono più di quanto non immaginiamo e sentono le emozioni e la paura nell’aria. Vanno quindi accompagnati nella comprensione. Già parlare è importante nell’elaborazione dell’angoscia”.
  2. Prima ancora di parlare, meglio ascoltare. Il consiglio è di “trovare il modo per partire da loro: ascoltiamo cosa si immaginano, cosa percepiscono”. Per farlo, “in genere basta un commento, un generico ‘che brutta cosa’. E’ un modo per far capire che se ne può parlare. Immediatamente i bimbi si sentono autorizzati a chiedere. Al contrario, se percepiscono che l’adulto non vuol parlare, si zittiscono”.
  3. Ogni spiegazione deve approfondita in base all’età, ma in generale, è importante “rassicurare, senza fingere che vada tutto bene”. Il messaggio che li aiuta, sottolinea l’esperta, “non è un falso ‘è tutto sotto controllo’, piuttosto spiegare che si sta facendo tutto il possibile per diminuire il rischio”. E’ bene che imparino “che c’è una parte della vita che non controlliamo, anche se possiamo agire per ridurre il pericolo”.
  4. Parlare della tragedia avvenuta o del rischio di possibili attentati non significa sovraesporre i bambini a immagini e notizie. “Inutile cambiare canale nel bel mezzo di un servizio perché avrebbe l’effetto opposto, ma meglio evitare di esporli eccessivamente a immagini cruente, o parlare tutto il giorno di questi eventi”. Nel loro immaginario “le paure possono prendere dimensioni incontrollabili, trasformandosi in pensieri ossessivi e incubi notturni. In questo caso, se perdurano meglio sentire uno specialista”.
  5. Infine “non cadere nella trappola che ci sono tutti i buoni da una parte e tutti i cattivi dall’altra” e, soprattutto, “evitare le generalizzazioni che sono sempre sbagliate”. Il rischio, conclude Antonella Costantino, “è che arrivi il messaggio che lo straniero o il diverso possa essere pericoloso. Così facendo si creano immotivate fobie nei confronti delle persone che li circondano”.
Mari

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