DAMASCO – Lo Stato Islamico vieta il parto cesareo e multa le donne che devono farselo praticare per salvarsi la vita. “E’ un complotto occidentale contro le madri musulmane”, sostengono i teologi del Califfato. E avvertono i medici che proprio dovessero fare un cesareo per salvare la vita ad una donna o al suo bimbo: in quel caso dovranno farle pagare una tassa di 15mila lire siriane, pari a due mesi di stipendio medio in Siria.
Che il parto cesareo non appartenga alla cultura islamica non è una novità. Secondo il teologo saudita Sheikh Muhammad ibn Salih al Uthaymeen, uno dei maggiori studiosi dell’Islam sunnita del ventesimo secolo, le madri musulmane non solo non dovrebbero sottoporsi al parto cesareo, ma nemmeno fare uso di antidolorifici. Secondo lui il cesareo indebolisce la pelle dell’addome, rendendo così la gravidanza più pericolosa per la donna, che “così non può più restate incinta”.
I leader fondamentalisti dell’Isis stanno cercando di dare forma anche ad un proprio sistema sanitario: hanno aperto una facoltà di medicina all’Università di Raqqa, roccaforte dello Stato Islamico in Iraq. Inoltre i terroristi fanno appello a medici di tutto il mondo per unirsi alla “causa”.
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