Roma – "Primo, ribadire che la fine di chi inizia a bucarsi, e non smette davvero, è sempre e soltanto questa: la morte. Secondo, denunciare il fatto che non si parla più di un problema, quello dell'eroina, che non è mai stato risolto e coinvolge ancora tantissima gente". Con questi obiettivi Giorgio Panariello rilascia a 'Vanity Fair', che gli dedica la copertina del numero in edicola il 25 gennaio, un'intervista sulla morte del fratello minore Franco, trovato cadavere la notte di Santo Stefano, in un'aiuola di Viareggio, per un'overdose di eroina.
"Terzo, dire che i figli vanno messi al mondo in maniera responsabile, e fin da piccoli seguiti, rassicurati, amati". Panariello sa di che cosa parla: lui e il suo fratello minore sono stati entrambi abbandonati dalla madre subito dopo la nascita, e non hanno mai conosciuto i rispettivi due padri. Solo che Giorgio venne affidato ai nonni materni, Franco invece finì in un istituto dove passò i primi dodici anni della sua vita.
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