Claudia Mori: “Rosalinda Celentano, mia figlia, è gay e non è una colpa”

Rosalinda Celentano e Simona Borioni: amore difficile tra famiglia e pregiudizi

ROMA – Essere gay non significa essere diversi, non è una colpa a cui porre rimedio. E’ quello che dice Claudia Mori a proposito di sua figlia, Rosalinda Celentano, omosessuale dichiarata. Una sorta di “outing” quello della signora Celentano a mezzo stampa: perché nessuno consideri l’omosessualità come una malattia. Ecco cosa ha detto Claudia Mori al Corriere della Sera:

«Non ho mai provato alcun senso di colpa, semplicemente perché non esiste alcuna colpa e diversità da “riparare”. Mia figlia Rosalinda non sempre l’ho capita e non sempre ho condiviso certi suoi atteggiamenti o dichiarazioni. Ma mai per i suoi orientamenti sessuali. Io credo fermamente che questi ragazzi vadano aiutati non a cambiare, maa sopportare questa società violenta e razzista».

Rosalinda, nel tempo, ha cambiato il modo di parlare della sua attrazione per le donne: dà l’impressione di essere passata da un rifiuto a una maggiore serenità. Pensa che sia quel rifiuto ad averle creato problemi, ora superati, con l’alcol?

«Sì, credo che lei non si accettasse fino in fondo. Penso alle sue interviste, dove parlava di amare tutto: un albero, un tramonto, una statua, un bambino… Lei è anche questo, ma oggi sono portata a pensare che fosse un modo per mandare dei segnali. A un certo punto l’abbiamo convinta a farsi guidare in un percorso di conoscenza di sé. E credo che questo cammino “guidato” abbia avuto un ruolo importante. La questione dell’alcol potrebbe essere collegata a questo».

Le cose tra voi due sono cambiate?

«Recentemente, d’accordo con Adriano, ho deciso di parlarle apertamente, dicendole che per noi non sarebbe cambiato nulla sapendo dei suoi orientamenti sessuali. Lei sarebbe rimasta la nostra figlia amorosa di sempre, che vorremmo vedere più felice e serena perché la nostra felicità è direttamente legata alla sua. Vorrei solo averlo fatto prima. E penso che comunque Rosalinda abbia fatto benissimo a rivelare la sua natura: non è una malattia o un errore che andrebbe “corretto”. Sono altre le tendenze da correggere!».

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