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Gaston Acurio, lo chef peruviano che ha creato la rivoluzione politica in cucina

Gaston Acurio, lo chef peruviano che ha creato la rivoluzione politica in cucina

TORINO – La cucina come strumento “politico” per cambiare un Paese, strumento per far nascere l’orgoglio della propria cultura e della propria terra. A parlare del valore “rivoluzionario”, e sociale, della cucina è uno dei più grandi chef al mondo, il peruviano Gaston Acurio, creatore di un vero e proprio movimento per il rilancio della sua terra oltre che di una scuola di cucina per aiutare i ragazzi poveri di Lima.

Acurio è intervenuto oggi al Salone del Gusto di Torino, dove ha raccontato al pubblico la sua storia. Da quando a 6 anni ha scoperto di voler diventare cuoco a quando ha lasciato uno dei suoi ristoranti al suo giovane secondo “perché era più bravo di me” e quella del Perù “dove oggi 70-80 mila ragazzi studiano per diventare cuochi” e dove “finalmente i peruviani sono orgogliosi di consumare prodotti della loro terra”.

Un Paese che ha vissuto momenti difficili, soprattutto in campagna. E proprio da qui è cominciata quella “rivoluzione” che attraverso la cucina ha dato vita a un vero movimento per il cambiamento. “Siamo riusciti a costruire una comunità di cuochi – ha raccontato lo chef – e la nostra cucina è diventata uno strumento per fare cose buone, per la promozione del nostro Paese. E i peruviani hanno recuperato l’orgoglio di ciò che era nostro e la fiducia in se stessi”.

Poi è nata “l’alleanza fra cuochi e contadini” in un Paese con un milione e mezzo di piccoli agricoltori, e i cuochi peruviani si sono “convertiti in soldati difensori della fratellanza”. “Mai come oggi il ruolo del cuoco è diventato così importante – ha sottolineato Acurio – la sua voce è arrivata così in alto e deve capire che il suo compito non è solo preparare dei piatti, ma, attraverso essi, raccontare delle storie. Oggi – ha proseguito – non è necessario aprire ristoranti da milioni di euro, la rivoluzione si può fare anche da un food truck”.

Acurio non ha nascosto, però, che “il futuro è assai difficile”. “Bisogna porre rimedio ai misfatti del passato, l’inquinamento dei fiumi e delle coste, lo sfruttamento del territorio. Noi – ha concluso – abbiamo nelle mani il futuro e abbiamo il compito di dare il buon esempio giorno per giorno”.

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