ROMA – Il comico brianzolo Antonio Albanese e il regista romano Giulio Manfredonia tornano nelle sale dopo il grande successo di “Qualunquemente” con una commedia che è, se si può, ancora più grottesca e dissacrante della precedente; proprio per questo probabilmente si ride un po’ meno, perché lo scenario in cui si muovono Cetto, Rodolfo e Frengo ( i tre personaggi interpretati da Albanese) è talmente paradossale da risultare a tratti più terrificante che comico. Perché Cetto La Qualunque, Rodolfo Favaretto e Frengo Stoppato finiscono in carcere? E soprattutto, perché riescono ad uscirne? Questo è il punto di partenza intorno al quale ruota “Tutto tutto niente niente”, che si lancia a capofitto nel raccontarci la politica italiana, con la “p” minuscola ovviamente. Con il contributo di tutti, dal co-sceneggiatore Piero Guerrera ai responsabili di tutti i reparti tecnico/artistici( tra i quali spicca senz’altro l’imponente lavoro del costumista Roberto Chiocchi), Antonio Albanese mette in piedi un vero e proprio circo di personaggi ridicoli e mostruosi ; proprio per questo, giunti ai titoli di coda, ci si può sentire frastornati da tanta assurdità e ci si può fare l’idea che il comico abbia davvero voluto esagerare nel raccontare un’Italia così folle e persa. In realtà, forse, è semplicemente e tristemente neorealismo.
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