In un’epoca di grande libertà di costumi come sembra essere la nostra, “Sedotta e abbandonata” di Pietro Germi può apparire una pellicola inesorabilmente legata al passato; prestando maggiore attenzione però, vi si scorgono in essa tante esatte intuizioni sulla cultura del nostro paese , e sono proprio queste lucide folgorazioni a rendere il film assolutamente attuale e meritevole di essere rivisto. In “Sedotta e abbandonata” Agnese (una giovanissima Stefania Sandrelli) viene concupita dal di lei amato Peppino( Aldo Puglisi), fidanzato della sorella Matilde. I familiari non si accorgerebbero di nulla se la giovane non rimanesse incinta; l’onore della famiglia è a rischio e il padre delle due ragazze( Saro Urzì) prova prima ad obbligare Peppino a sposare la figlia “sciagurata” e poi, poiché il giovane si rifiuta, tenta di organizzarne l’assassinio. Vincitore di numerosi premi, fra cui due David di Donatello del 1964 per la regia e la produzione, questo film fa parte di una trilogia che Germi iniziò con “Divorzio all’italiana”(1961) e terminò con “Signori e signore”(1966). Come già era accaduto in altri suoi film, il grande regista simpatizza con la spregiudicatezza e il coraggio dei suoi personaggi femminili, non risparmiando invece critiche nei confronti dell’ipocrisia di una società che, nel nome dell’onore, era pronta a sacrificare anche i suoi stessi figli. Molte cose per fortuna da allora sono cambiate, anche nella giurisprudenza italiana( che ad esempio “accettava” il delitto d’onore), ma è interessante verificare appieno quanto, nella coscienza sociale, ancora oggi siano radicati certi pregiudizi.
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