Jacques Audiard, reduce dal pluripremiato film “Il profeta”, torna nelle sale con una storia dalle tinte forti e dai dialoghi appassionanti. “Un sapore di ruggine e ossa”, tratto da alcuni racconti del canadese Craig Davidson, narra la vicenda di Ali, che si ritrova improvvisamente sulle spalle il figlio di cinque anni che conosce appena. I due trovano accoglienza ad Antibes e lì Ali conosce Stephane, bella e sicura animatrice di uno spettacolo di orche marine; tutto sembra andare per il meglio, quando improvvisamente una tragedia rovescia la loro condizione. Audiard ha stile da vendere e lo conferma anche nelle sequenze più confusionarie, nelle scene più grezze; tutto ha un senso e tutto è funzionale all’empatia che cerca di creare intorno a questa storia di due anime completamente diverse fra loro. Diventa difficile quindi non restare affascinati e coinvolti dai traumi che ogni personaggio del film deve affrontare e che il regista riesce a raccontare non solo come eventi di grande sofferenza, ma soprattutto come punto di partenza per il proprio riscatto e per la propria salvezza.
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