Lettere di uno sconosciuto: Zhang Yimou, amore in Cina al tempo della Rivoluzione

Lettere di uno sconosciuto: Zhang Yimou, amore in Cina al tempo della Rivoluzione

ROMA – Lu Yanshi (Chen Daoming) è un intellettuale dissidente nella Cina maoista degli anni sessanta. Feng Wanyu (Gong Li) è l’amore della sua vita. A separarli l’esplosione della Rivoluzione Culturale guidata da Mao Tse Tung. Quando Lu dopo una lunga prigionia in un campo di lavoro viene finalmente rilasciato e torna a casa, qualcosa è cambiato: Feng, affetta da amnesia, non lo riconosce più.

A raccontare la loro storia sul grande schermo è il regista Zhang Yimou che torna al cinema con un melodramma: Lettere di uno sconosciuto (titolo internazionale: Coming Home), nelle sale italiane dal 26 marzo e già presentato fuori concorso al Festival  di Cannes. Il volto dei due sfortunati amanti è quello di due icone del cinema cinese, Chen Daoming e Gong Li, quest’ultima tornata a lavorare con il suo maestro Zhang dopo anni dalla sua magistrale interpretazione dell’imperatrice in La città proibita, nel 2006.

Lettere di uno sconosciuto segna anche il ritorno al genere intimista degli esordi per Zhang: il regista di Lanterne Rosse, dopo alcuni anni spesi a produrre blockbuster ha infatti messo da parte effetti speciali, combattimenti e samurai volanti, per far rivivere una storia d’amore, delicata, lunga, rarefatta e disperata.

Il film, tratto dal romanzo di Yan Geling, The criminal Lu Yanish, come ogni buon melodramma parte dalla rottura dell’idillio di Lu e Feng, che entrambi tendono a rievocare invano per tutta la durata del film. Lu è costretto a fuggire e a nascondersi perché perseguitato dal sistema. Ansioso di rivedere la sua amatissima moglie, riesce però a tornare a casa per un giorno, ma sua figlia gli volta le spalle: è una giovane ambiziosa, cresciuta con il libretto rosso di Mao, che si è vista rifiutare il ruolo di protagonista nella sua compagnia di ballo a causa delle idee politiche del padre. Spera di riscattarsi consegnandolo alla polizia e Lu finisce in un campo di prigionia come un qualsiasi prigioniero politico dell’epoca. Quando finalmente la Rivoluzione volge al termine, Lu viene rilasciato e può tornare a casa ma la malattia di Feng, una strana forma di amnesia, non gli permette di riunirsi a lei come vorrebbe.

Feng però, pur non riconoscendo il suo volto, gli è rimasta fedele: ogni quinto giorno del mese, con la pioggia o col sole, va ad aspettarlo alla stazione per poi tornarsene a casa, ogni volta più triste. Lu non si arrende e dopo varie peripezie, con la pazienza degli innamorati, riesce a riconquistare la sua fiducia accontentandosi della sua amicizia. Fino al paradosso, quando la accompagna alla stazione il 5 di ogni mese ad aspettare se stesso.

Lettere di uno sconosciuto è un capolavoro di estetica e sentimenti senza velleità storico-ideologiche che gli sarebbero costate altrimenti la messa al bando in patria. Anzi, l’amore impossibile di Lu e Feng rievoca in tutta la sua intensità quel periodo segnato dalle divisioni e dal sospetto e diviene al contempo metafora di un difficile cammino di riconciliazione col passato. Come se la Rivoluzione culturale fosse riuscita ad annullare le persone, cancellando dalla realtà e persino dagli affetti, ogni oppositore. Sulle macerie di quel passato, sembra suggerire il regista, la nuova Cina riscopre i soli valori in grado di unire e far progredire una nazione: la Famiglia e l’Amore.

 

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